OBIETTIVO: la realizzazione di un sistema sociale basato sulla proprietà comune e sul controllo democratico dei mezzi e degli strumenti per la produzione e la distribuzione delle ricchezze da parte e nell'interesse dell'intera società mondiale. Il Movimento Socialista Mondiale sostiene solamente l'immediata sostituzione del capitale e dei salari/stipendi con la produzione universale per l'uso; esso è organizzato in partiti fratelli in Africa, Asia, Australia, Canada, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, USA e altrove.
Il termine politica ha assunto un significato negativo, ma questo perché lasciamo tale attività ai politici di professione.
Oggi la maggior parte dei gruppi politici usa la parola “socialismo” [in Italia maggiormente la parola “comunismo”, ndt] per fare riferimento a un tipo di politica di sinistra favorevole a cose quali la nazionalizzazione delle industrie, la maggiore tassazione dei ricchi, la maggiore partecipazione dei sindacati nel governo, la maggiore spesa in programmi sociali, e il maggior controllo dell’economia da parte dello stato. I cosiddetti socialisti della sinistra, allo stesso modo di tutti gli altri partiti politici della destra e del centro, guardano ai problemi del mondo – la fame e la malnutrizione, la povertà, la disoccupazione, le epidemie, le guerre, i genocidi, la distruzione ambientale – e ci dicono che nessuno di essi possono essere risolti incolpando il sistema. Se solo potessero cambiare le leggi, stabilire i bilanci di previsione, e fare da collegamento con gli altri leader del mondo, le cose andrebbero meglio, dicono. E così eleggiamo questi politicanti – ancora e ancora e ancora – e ciò nonostante, dopo decenni e secoli, i problemi sono ancora presenti.
Tuttavia, il Movimento Socialista Mondiale non è un movimento di sinistra, e non sostiene nessuna delle sue riforme politiche. Quando noi parliamo del socialismo, intendiamo una cosa e una cosa soltanto: un sistema sociale mondiale e organizzato democraticamente senza stati, leader, mercati e denaro. Noi crediamo che tale società nel complesso, non dei governi o una piccola minoranza di proprietari privati, dovrebbe possedere e controllare i mezzi di produzione e di distribuzione della ricchezza. Noi crediamo che la produzione dei beni e dei servizi dovrebbe aver luogo non per il profitto ma piuttosto direttamente per soddisfare i bisogni umani. Noi crediamo che il lavoro dovrebbe essere volontario, non obbligato, e che le persone dovrebbero avere libero accesso ai beni prodotti dalla società. Questo non è un mero rattoppamento con tassazione, budget e leggi che è quello che vogliono fare tutti gli altri partiti---quello che noi vogliamo è un cambiamento fondamentale e rivoluzionario nel modo in cui la società è organizzata.
La Fao denuncia: "Soffre la fame oltre un miliardo di persone"
Per la prima volta nella storia così tanti gli esseri umani sottonutriti. 15 milioni stanno nei Paesi sviluppati. Dato dovuto alla crisi economica globale.
Sempre la Fao qualche tempo fa ha calcolato che con le attuali tecnologie si potrebbero sfamare 12 miliardi di persone - il doppio dell'attuale popolazione mondiale (fonte).
E pensare che c'è ancora moltissima gente che difende il sistema del profitto e del mercato detto anche capitalismo. :-(
Ogni quattro o cinque anni gruppi di politici di professione competono per il tuo voto con lo scopo di ottenere per se stessi una posizione privilegiata, questa volta nel Parlamento Europeo. Tutti i partiti e i candidati (ad eccezione dei rarissimi candidati del Movimento Socialista Mondiale) offrono solo cambiamenti minori all’attuale sistema. Ecco perché qualunque candidato o partito vinca non vi è nessun significante cambiamento del presente stato delle cose. Continuamente vengono fatte promesse che poi vengono ritirate, vengono fissati obiettivi che poi non vengono raggiunti, vengono selezionate e create ad arte delle statistiche.
Tutti i politici partono dal presupposto che il capitalismo sia l’unico modo di vivere possibile, anche se alcuni di loro criticano delle caratteristiche della sua faccia inaccettabile, come per esempio i banchieri avidi, o il peggio dei suoi eccessi, come per esempio le guerre. Difendono una società in cui noi, la maggioranza della popolazione, dobbiamo vendere le nostre capacità lavorative a una minuscola minoranza che possiede la maggior parte delle ricchezze. Difendono una società in cui i posti di lavoro sono offerti solo se c’è un profitto da realizzare.
Il vero socialismo
Il Movimento Socialista Mondiale propone con insistenza una società veramente democratica in cui le persone prendono tutte le decisioni che le riguardano. Questo significa una società senza ricchi e senza poveri, senza padroni e senza lavoratori, senza governi e senza governati, una società senza leader e senza seguaci.
In una società del genere le persone coopererebbero per usare tutte le risorse naturali e industriali del mondo nel loro proprio interesse. Libererebbero la produzione dalle restrizioni artificiali del profitto e realizzerebbero un sistema sociale in cui ogni persona avrebbe libero accesso ai benefici della civiltà. La società socialista comporterà di conseguenza la fine della compravendita e dello scambio, la fine dei confini e delle frontiere, la fine della violenza organizzata e della coercizione, dello spreco, del bisogno e della guerra.
Cosa puoi fare
Puoi votare per candidati che opereranno all’interno del sistema capitalista e aiutare la continuazione di questo sistema. Oppure puoi usare il tuo voto per mostrare che desideri abbatterlo e porre fine una volta per tutte ai problemi che esso causa.Quando un numero sufficiente di noi si unirà insieme, determinati a porre fine all’ineguaglianza e alla privazione, potremo trasformare le elezioni in un mezzo per sbarazzarci di una società di dominio minoritario in favore di una società veramente democratica e di uguaglianza sociale.
Se sei d’accordo con l’idea di una società di proprietà comune e democratica dove nessuno è lasciato indietro e le cose sono prodotte perché sono necessarie, e non per fare un profitto per qualche grande impresa capitalista, e sei pronto ad unirti a noi per ottenere ciò, allora vota per essa, dal momento che in Italia non abbiamo nostri candidati, scrivendo “SOCIALISMO MONDIALE” sulla tua scheda elettorale.
Siamo ora nel bel mezzo della più grande crisi economica e finanziaria dagli anni ’30 del secolo scorso. In un mondo che ha le potenzialità per produrre abbastanza cibo, vestiario, abitazioni e altre amenità di vita per tutti, le fabbriche stanno chiudendo, i lavoratori vengono licenziati, la disoccupazione sta crescendo, le case vengono espropriate e la gente deve tirare la cinghia. Ci sono infatti già ufficialmente registrati 16 milioni di disoccupati nella UE. All’esterno dell’Europa la situazione è peggiore e la gente sta insorgendo perché non può permettersi perfino le necessità di vita fondamentali.
Il capitalismo nei periodi relativamente “buoni” è già abbastanza dannoso, ma in una crisi economica mostra chiaramente a tutti che non è un sistema adeguato per venire incontro ai bisogni della gente. È un sistema basato sulla ricerca di profitti, dove prevale la severa legge economica del “niente profitto, niente produzione”. È perché l’avventata ricerca di profitti ha portato a una situazione in cui non è possibile fare profitti allo stesso tasso di prima che quelli che possiedono e controllano i luoghi dove la ricchezza viene prodotta sono entrati in sciopero – impedendo che questi luoghi siano usati per produrre ciò di cui le persone hanno bisogno, alcune disperatamente. Cosicché, come negli anni ’30, è ancora la povertà ad avere la meglio sulla potenziale abbondanza. Tagli nella produzione accanto a bisogni non soddisfatti. Perché dovremmo sopportare tutto questo?
Ma quello è il modo in cui il capitalismo funziona, e deve funzionare. I politicanti al governo non sanno veramente cosa fare, non che possano fare molto per cambiare la situazione, comunque. Sperano soltanto che le misure antipanico che hanno preso funzioneranno. In Gran Bretagna il governo laburista sta facendo scelte per uscire dalla crisi che sono già state provate in passato e che non hanno mai funzionato. La crisi finirà soltanto quando le condizioni per la produzione proficua saranno state ricreate, e ciò richiede che le retribuzioni reali diminuiscano notevolmente e che le imprese che non producono profitti falliscano. Quindi non c’è modo di evitare i fallimenti, i tagli e i licenziamenti, qualsiasi cosa faccia il governo.
Cosa può essere fatto? Niente all’interno del sistema del profitto. Esso non può essere riparato, quindi deve essere terminato. Ma questo è qualcosa che dobbiamo fare noi stessi. I politicanti di carriera, con le loro vuote promesse e futili misure, non possono fare niente per noi. Abbiamo la necessità di organizzarci per passare a un nuovo sistema dove i beni e i servizi sono prodotti per venire incontro ai bisogni della gente. Ma possiamo produrre ciò di cui abbiamo bisogno solamente se controlliamo i luoghi di produzione. Quindi questi devono essere tolti dalle mani degli individui ricchi, delle società private e degli stati che ora li controllano, per farli diventare l’eredità di tutti, sotto il nostro controllo democratico.
In breve, il socialismo nel suo significato originale (che non ha niente a che fare con il capitalismo di stato fallimentare che esisteva in Russia o con quello che esiste ancora oggi in Cina e Cuba) ossia una società basata sulla proprietà comune, sul controllo democratico e sulla produzione per l’uso non per il profitto, con i beni e i servizi disponibili secondo il principio “da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni”.
Le “Recessioni”, i “Crolli” o le “Crisi”, come vengono chiamati in vario modo, sono ora accettati come parte del tutto regolare della vita economica. I politicanti ora razionalizzano tali crisi, descrivendole come una “sofferenza necessaria” che deve essere talvolta sopportata. In definitiva, è l’economia che controlla i politicanti e non il contrario.
Che cos’è una Crisi Economica?
Le crisi economiche sono periodi di crescita economica bassa o perfino negativa. Questo significa che i livelli di produzione sono più bassi e ciò comporta aumento di disoccupazione. Come risultato, la posizione contrattuale dei lavoratori è indebolita e le loro retribuzioni declinano.
Il Cambiamento negli Atteggiamenti
Una volta molti economisti pensavano che le crisi economiche fossero evitabili. Quando Karl Marx disse che il capitalismo inevitabilmente si sviluppa in modo instabile con periodi sia di espansione che di contrazione, la sua teoria fu fieramente respinta da molti.
Nel suo principale lavoro, il Capitale, Marx formulò la legge fondamentale del progresso capitalista nei seguenti termini:
L’enorme capacità di espansione a grandi sbalzi del sistema delle fabbriche, e la sua dipendenza dal mercato mondiale, hanno per necessario effetto una produzione febbrile e quindi una congestione dei mercati, con la contrazione dei quali subentra una paralisi. La vita dell’industria si trasforma in una successione di periodi di vitalità media, prosperità, sovrapproduzione, crisi e ristagno. (1)
In quel periodo e per alcuni decenni successivi, gli economisti capitalisti reclamarono che le crisi e i crolli non fossero una parte integrante del capitalismo stesso ma piuttosto determinati da interferenze esterne con il libero mercato. Videro le “irregolarità di mercato” come l’eccessivo potere dei sindacati, le restrizioni sul liberoscambismo o l’incorretta politica monetaria del governo come la causa dei crolli economici.
Questa visione che se il libero mercato fosse lasciato ai suoi propri stratagemmi, non ci sarebbero crisi di nessun tipo era basata sulla dottrina proposta dall’economista francese dell’inizio del diciannovesimo secolo J. B. Say, secondo la quale
ogni venditore porta un compratore al mercato.
Certamente, se ogni bene prodotto venisse veramente comprato allora non ci sarebbero crisi economiche (questo è vero per definizione). Tuttavia, tale presupposto è basato su un ragionamento difettoso. Marx così lo espone:
Nulla può essere più sciocco del dogma che la circolazione delle merci determini un necessario equilibrio di vendite e compere… ciò che è implicito in tale asserzione è che ogni venditore si porta al mercato il suo compratore… Ma non è detto che uno compri immediatamente perché ha venduto. (2)
Alcuni oggi credono ancora nella visione data da Say. I più ora accettano che gli eventi abbiano provato che il libero mercato sia incapace di provvedere alla crescita duratura quanto gli interventi restrittivi statali. Benché la visione marxista sia ora implicitamente accettata, relativamente pochi comprendono il perché.
NOTA PER IL LETTORE: questo testo fu scritto negli anni 1980. Quindi, ulteriori letture suggerite fanno riferimento a libri di quel periodo. Parti di questo testo furono originariamente pubblicate nell’ora defunta rivista irlandese, Socialist View, alla fine degli anni 1980.
Prefazione Questo dizionario è inteso come un vademecum di riferimento per il socialista. È rivolto in modo particolare al nuovo arrivato nel movimento socialista che potrebbe non avere familiarità con la terminologia socialista.
Il nostro approccio è stato quello di combinare la brevità con la chiarezza, per quanto possibile, con referenze trasversali e con un’indicazione per un’ulteriore lettura alla fine della maggior parte delle voci. Siamo stati selettivi.
Ci siamo concentrati su quelle parole e idee che sono rilevanti per la causa del socialismo. In aggiunta, ci sono molte voci biografiche di individui e organizzazioni d’interesse per il movimento socialista. L’inclusione di alcuni di questi non dovrebbe essere necessariamente intesa come un sostegno delle loro idee e pratiche. Inoltre, molte voci hanno suggerimenti per ulteriori letture ma le vedute espresse in questi libri non sono necessariamente le stesse di quelle del movimento socialista.
Sarà ovvio che ci sono degli errori, omissioni e inclusioni indegne. Non pretendiamo di avere in tasca la verità esauriente, finale e definitiva. Questo dizionario può e dovrebbe essere migliore. Pertanto siamo aperti a suggerimenti e a critiche costruttive utili per le future edizioni di questo dizionario. Le voci dalla A alla E possono essere consultate qui (A – C)e qui (C – E). Le voci dalla F alla I possono essere consultate qui. Le voci dalla K alla O possono essere consultate qui (K – M) e qui (M – O).
Parlamento. Soggetto a certi obblighi nei confronti dell’Unione Europea, il Parlamento è il centro del potere nei relativi paesi europei. Esso fa le leggi e provvede alla loro imposizione. Il Partito Socialista [della Gran Bretagna] ha sempre insistito sulla via parlamentare al socialismo – non perché siamo dei sostenitori del parlamento – ma perché siamo democratici. La funzione fondamentale dello stato, controllato dal parlamento, è quella di proteggere gli interessi della classe capitalista. Per l’emancipazione della classe lavoratrice sarà necessario ottenere il controllo dello stato attraverso l’azione parlamentare, per espropriare i capitalisti dei mezzi di produzione. Quando la maggior parte della classe lavoratrice sarà socialista, i lavoratori potranno usare il parlamento mandandogli dei delegati eletti per attuare formalmente la rivoluzione socialista, neutralizzando così la legittimità e l’efficacia di qualsiasi controrivoluzione. Il criticismo di sinistra nei confronti della via parlamentare addita il fallimento dei governi laburisti e dei regimi similari in tutto il mondo. Ma queste esperienze enfatizzano la futilità del riformismo, di una classe lavoratrice in gran parte non-socialista che vota per governi affinché amministrino il sistema del profitto. La classe lavoratrice non ha mai provato a catturare il potere politico per il socialismo. Certamente, la sinistra insurrezionista rifiuta la via parlamentare perché i suoi membri rifiutano la democrazia; essi accettano la violenza perché, essendo una minoranza, devono imporre la loro visione al resto della società – inclusa la classe lavoratrice. (Vedi anche DEMOCRAZIA; STATO.) Plusvalore. La rendita terriera, l’interesse e il profitto formano il plusvalore prodotto dal lavoro salariato. I lavoratori sono costretti a vendere la loro forza lavoro per un salario o uno stipendio, ma durante il loro periodo di impiego possono produrre un valore più grande dei loro salari e stipendi. Siccome la classe capitalista possiede i mezzi di vita e i loro prodotti, essi si appropriano di questo surplus non pagato quando le merci sono vendute nel mercato. Il tasso di sfruttamento (saggio di plusvalore) è il rapporto tra il pluslavoro (plusvalore) e il lavoro necessario (capitale variabile), (p/v). (Vedi anche CAPITALE; FORZA LAVORO; SFRUTTAMENTO; VALORE.) Letture Fine, B., Marx's Capital, 1989. Mohun, S., Debates in Value Theory, 1994. Popper, Karl (1902-1994). Filosofo della scienza e critico del Marxismo. Sostenne che il criterio di valutazione di una teoria scientifica non è se essa può essere verificata, dal momento che nessun numero di osservazioni può verificarla, ma che essa è disposta a essere falsificata dall’esperienza. Una teoria è considerata scientifica se concorda con i fatti e genera delle predizioni in grado di essere provate errate. Popper pensava che la sua filosofia potesse demarcare tra la scienza e la non-scienza ma essa stessa non è una teoria scientifica (perciò l’obiezione “Che cosa falsifica il principio della falsificabilità?” è completamente fuori luogo). In The Open Society and Its Enemies (La Società Aperta e Suoi Nemici, 1945) Popper affermò che il Marxismo non è una teoria scientifica dal momento che non può essere falsificata, oppure quando era falsificata i suoi sostenitori mutavano la loro posizione per proteggere la loro teoria. Popper fu un guerriero della Guerra Fredda. I suoi attacchi al Marxismo erano basati sull’esperienza del Partito Comunista in Russia. Popper concluse che la natura totalitaria del Partito Comunista in azione in Russia mostrava che le teorie di Marx erano totalitarie, piuttosto che la più plausibile conclusione che il reclamo del Partito Comunista di essere marxista era falso. Il Partito Socialista non ha mutato la sua posizione e invitiamo a ispezionare la nostra documentazione per vedere la validità del Marxismo. Per esempio, il Partito Socialista previde dopo la Seconda Guerra Mondiale che il boom del dopo guerra non poteva essere mantenuto e che gli economisti keynesiani non avrebbero impedito un crollo. A quel tempo una tale predizione poteva essere vista come molto rischiosa (il rischio era qualcosa che Popper riteneva molto importante per la scienza) e avrebbe potuto rivelarsi sbagliata. Invece è stata esaurientemente confermata dall’esperienza. L’altro aspetto del criticismo di Popper nei riguardi del Marxismo si trova in una citazione sbagliata nel suo libro The Poverty of Historicism (La Povertà dello Storicismo, 1957). Popper attaccò il concetto che ci sono leggi dello sviluppo umano, e che la conoscenza di queste leggi ci permette di predire il futuro corso della storia umana. Egli citò erroneamente da Il Capitale di Marx, dove disse che lo scopo è “mettere a nudo la legge economica del movimento della società umana” (cioè di qualsiasi società umana). La legge economica del capitalismo, la legge del valore di Marx, è in realtà alquanto specifica per il capitalismo e permette al Partito Socialista di fare il tipo di predizioni riguardo al capitalismo indicato sopra. Noi non affermiamo di predire il futuro corso della storia umana; ma affermiamo di sapere come il capitalismo opera e che cosa è e non è in grado di fare. (Vedi anche MARXISMO; SCIENZA.) Letture Magee, B., Popper, 1973.
Prezzo. Ciò che deve essere dato in cambio di qualcosa. Secondo la teoria economica capitalistica, i prezzi sono il mezzo per determinare l’assegnazione razionale delle risorse in un’economia monetaria. Ma, in realtà, i prezzi non sono designati allo scopo di organizzare la produzione. La funzione della determinazione dei prezzi è quella di fissare i costi allo scopo di fare profitto. In pratica, la determinazione dei costi e la determinazione dei prezzi riguardano in definitiva il calcolo dello sfruttamento del lavoro salariato/stipendiato, che permette alla classe capitalista di vivere e di accumulare capitale dalla ricchezza che la classe lavoratrice produce ma non consuma.Nella teoria economica marxiana, il “prezzo di produzione” è il prezzo sufficiente per rendere superiore il tasso medio di profitto sul capitale. I prezzi tendono ai prezzi di produzione attraverso l’equalizzazione dei tassi di profitto. (Vedi anche MERCE; SFRUTTAMENTO; TEORIA DEL VALORE-LAVORO.)
Produttività. Il rapporto tra la produzione dei beni e dei servizi e gli input di risorse usate per produrli. Tuttora vi è confusione riguardo a che cosa costituisce “produzione”. Nel linguaggio comune si dice che un’automobile è “prodotta” dai lavoratori che l’assemblano, e che il pane è “prodotto” dai lavoratori nei panifici. Ma il lavoro di questi lavoratori è solo una parte di tutto quello che è richiesto per produrre automobili e pane. Marx lo spiega così: Dobbiamo aggiungere la quantità di lavoro anteriormente incorporata nella materia prima della merce, e il lavoro impiegato per i mezzi di lavoro, gli strumenti, le macchine, i fabbricati, necessari per realizzare il lavoro. (Salario, Prezzo e Profitto, capitolo 6). Supponiamo che le ore di lavoro “precedenti” necessarie per produrre una merce siano 80, e che le ore “successive” siano 20 – un totale di 100 ore. Supponiamo inoltre che senza investimento addizionale, ma soltanto semplificando l’ultima operazione, diventi possibile ridurre le ore necessarie da 20 a 10. Quindi ci vogliono 90 ore in tutto, invece di 100. La produttività sarà aumentata dell’11 per cento circa. Ma se la “produttività” sarà calcolata – erroneamente – solamente sull’ultima operazione, sembrerà che sia cresciuta del 100 per cento. Qualcuno sarebbe così sciocco da vederla in questa maniera? Beh, sì, succede spesso. Una circolare informativa riguardante l’introduzione di una nuova macchina fatta funzionare da due persone invece che dalle precedenti dieci sarà presentata come “due fanno il lavoro di dieci”, come se la produzione e la manutenzione della macchina non assorbisse lavoro addizionale. Quindi in questo esempio sarà detto, erroneamente, che la produttività è stata moltiplicata per cinque. Come spiegò Marx, la quantità del lavoro risparmiato non è il risparmio complessivo dell’ultimo processo operativo, ma la differenza tra quella quantità e il lavoro addizionale richiesto per la nuova attrezzatura (Il Capitale, libro primo, capitolo 15). (Vedi anche TEORIA DEL VALORE-LAVORO.)
Profitto. Quella parte del plusvalore sociale che si intascano le imprese capitaliste. Il tasso di profitto è calcolato sul rapporto tra il plusvalore e il capitale investito totale (s/c+v). I profitti distribuiti come dividendi formano parte del reddito privilegiato della classe capitalista. Tuttavia, a causa di pressione di competizione da parte di altre imprese capitaliste, la maggior parte dei profitti vengono rinvestiti e accumulati come capitale. Le dottrine economiche capitaliste cercano di spiegare il profitto come ricompensa per il sacrificio del consumo presente per l’investimento da parte dei capitalisti, e come ricompensa per rischiare il loro capitale. Il professor David McLellan attacca la teoria del valore-lavoro sulla base che “non tiene conto del fatto che l’accumulazione di capitale richiede consumo differito, e il capitale perciò inevitabilmente merita un premio oltre il lavoro che incorpora” (The Blackwell Encyclopaedia of Political Thought, 1987). Ma questo è un tentativo di giustificazione del profitto, non una spiegazione della fonte del profitto, che è ciò di cui la teoria del valore-lavoro si occupa. I capitalisti possono effettivamente “sacrificare” il consumo presente (ma sempre vivendo nel lusso) e l’investimento può essere “rischioso” (benché i lavoratori prendano un rischio proporzionalmente molto più grande), ma l’attesa e il rischio da soli non creano profitto. E i capitalisti possono sempre mantenere un’esistenza privilegiata senza dover cercare un impiego grazie alla loro proprietà dei mezzi di vita. I lavoratori generalmente (sebbene alcuni investano qua e là) dipendono dai salari o dagli stipendi. C’è solo un modo in cui le vaste fortune personali e l’accumulazione sociale di capitale possono essere soddisfacentemente spiegate: come il risultato del lavoro non pagato della classe lavoratrice di cui la classe capitalista si appropria nella forma di profitto. (Vedi anche PLUSVALORE; SFRUTTAMENTO.)
Proletariato. La classe lavoratrice: “quelli che, non possedendo mezzi di produzione, sono ridotti per vivere a vendere la loro forza lavoro”(Il Manifesto del Partito Comunista, 1848). Questa senza dubbio include chiunque sia coinvolto nel ciclo di riproduzione della forza lavoro: i lavoratori salariati e stipendiati ma anche gli studenti, le casalinghe, i pensionati, e così via. (Vedi anche CLASSE LAVORATRICE; FORZA LAVORO.)
Proprietà. Diritti di proprietà. Questi diritti sono socialmente determinati e perciò variano da società a società. I diritti di proprietà sono un riflesso dei rapporti sociali tra le persone, perché definiscono chi ha e chi non ha accesso legale all’uso di beni – in particolare, dei mezzi di vita. Sotto il capitalismo, il principale diritto di proprietà è il diritto di ricevere un reddito non derivante dal lavoro di chi lo percepisce, ma dal possesso di terra e di capitale investito. La classe lavoratrice è senza proprietà nel senso che non ha niente che possa garantirgli un reddito regolare su cui vivere se non la sua forza lavoro. Il socialismo sarà una società senza proprietà nel senso che non ci saranno diritti di proprietà, o diritti di esclusione, sull’uso dei mezzi di produzione, perché sarà basato sulla proprietà comune e sul controllo democratico. (Vedi anche PROPRIETÀ COMUNE.) Letture Ryan, A., The Political Theory of Property, 1984.
Proudhon, Pierre-Joseph (1809-1865).Un artigiano francese autodidatta. Il termine “anarchismo” fu usato per la prima volta nel libro di Proudhon Che Cos’è la Proprietà? (1840), in cui diede la famosa risposta: “La proprietà è un furto”. Tuttavia, non pensava che questa frase dovesse essere presa letteralmente, come fece Marx nel suo attacco a Proudhon ne La Povertà della Filosofia (1847). Proudhon era in realtà a favore della proprietà privata. Egli fece una distinzione tra “proprietà” e “possesso”; e rifiutò la proprietà – il diritto capitalista di ricevere rendite, interessi e profitti attraverso la proprietà dei mezzi di produzione. Nella concezione di Proudhon di una società anarchica gli individui avrebbero un ugual diritto di possedere, basato su un sistema “mutualistico” di scambio equivalente tra produttori autonomi e finanziati da libero credito. Il socialismo marxiano, perciò, viene rifiutato per il motivo che violerebbe il diritto di possedere istituendo la proprietà comune. Proudhon fu critico nei confronti di alcuni aspetti della società della proprietà (reddito da investimento, lo stato), ma non di altri (lavoro salariato e capitale, produzione della merce, denaro). E questo rimane valido ancora oggi per la maggior parte degli anarchici. (Vedi anche ANARCHISMO.) Letture Ritter, A., The Political Thought of Pierre-Joseph Proudhon, 1969. Thomas, P., Karl Marx and the Anarchists, 1980.
Razzismo. La credenza che le persone di una razza sono superiori a un’altra. Ciò spesso risulta in ostilità verso la razza considerata come inferiore e nella pratica della discriminazione, della persecuzione, e, in alcuni casi, della carneficina. Non vi è alcun fondamento scientifico per il razzismo, il quale è un pregiudizio che distrae la classe lavoratrice dalla causa reale dei problemi della società moderna. Esiste solo una razza biologica di persone su questo pianeta: la razza umana (Homo sapiens). Inoltre, siamo tutti africani: gli esseri umani moderni si sono evoluti da migranti africani nel corso di molte migliaia di anni. Storicamente, le dottrine dell’antisemitismo e della supremazia bianca ebbero origine come armi per difendere sistemi di sfruttamento precapitalistici. Occasionalmente lo stato moderno sponsorizza il razzismo, ma esso è una lama a doppio taglio e potenzialmente disgregativo per l’economia (come l’apartheid in Sud Africa, per esempio). Il mercato è daltonico, e i datori di lavoro solitamente vogliono reclutare da un bacino più grande possibile di forza lavoro. Ma l’esistenza della classe lavoratrice è sempre insicura, specialmente in tempi di depressione, e quei lavoratori che migrarono in tempi di boom (come, per esempio, i lavoratori provenienti dal subcontinente indiano e dalle Indie Occidentali, spinti dal Ministro della Sanità negli anni 1950, Enoch Powell) diventarono i capri espiatori. Nella misura in cui le idee socialiste penetreranno le menti della classe lavoratrice dovunque possano essere; nella misura in cui i lavoratori si renderanno conto che i loro interessi sono in comune indipendentemente dalla “razza”, e sono contrapposti agli interessi della classe capitalista indipendentemente dalla “razza”, a quel punto essi rifiuteranno il razzismo e opereranno per l’emancipazione di tutte le persone. (Vedi anche FASCISMO; COSCIENZA DI CLASSE.) Letture Barzun, J., Race: A Study in Superstition, 1965.
Riformismo. Azioni politiche per indurre un governo ad emanare misure di riforma e/o azione politica che, presumibilmente, trasformerà gradualmente il capitalismo in socialismo. Il Partito Socialista ha formulato le seguenti proposizioni su questa questione: - Le riforme, siano esse emanate da un governo di “destra” o da uno di “sinistra”, possono sperare di avere successo solo se possono essere riconciliate con la necessità di fare profitto del sistema. -Le riforme che sono implementate potrebbero benissimo avere delle conseguenze inaspettate e indesiderate dai loro ideatori. Qualsiasi riforma può essere successivamente invertita o erosa se un governo lo ritiene necessario. - Qualsiasi serie di riforme riguardante un problema, raramente, se non mai, risolve veramente quel problema. I rapporti sociali del socialismo, per la sua reale natura, non possono essere realizzati un po’ alla volta da riforme. O il sistema del denaro, dei salari e della compravendita esiste oppure non esiste. Non c’è una via di mezzo. Il parlamento può essere usato da una classe lavoratrice di mente socialista, non per le riforme, ma per l’atto rivoluzionario di spossessare la classe capitalista istituendo la proprietà comune dei mezzi di produzione. (Vedi anche PARLAMENTO; RIVOLUZIONE.)
Rapporti di produzione. Le classi nella società sono determinate dal possesso o dal non-possesso dei mezzi di produzione. Nella società capitalista sono i rapporti di produzione che costituiscono la classe capitalista e la classe lavoratrice. (Vedi anche CLASSI; FORZE PRODUTTIVE.)
Religione. Il punto di vista socialista sulla religione deriva dal nostro materialismo di base – come noi vediamo la produzione della ricchezza nella società e il genere d’idee che ciò genera. Marx descrisse la religione in questo modo: La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo . . . L’abolizione della religione e della felicità illusoria che promette è il presupposto per offrire al popolo la felicità vera. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l'aureola. Per i materialisti, in altre parole, la società non è realmente sotto il controllo umano e gli esseri umani sono alla mercé di forze cieche e impersonali – nei tempi antichi le forze della natura, nel mondo moderno le forze economiche del capitalismo. Nel capitalismo le persone sentono, giustamente, che sono governate da forze che esse non possono controllare ma attribuiscono ciò, erroneamente, a forze operanti dall’esterno del mondo dell’esperienza. Le religioni di ogni tipo sostengono la paura e la superstizione. Per l’alternativa socialista noi dobbiamo provocare una società in cui gli esseri umani controllano coscientemente le forze produttive. È solo su queste basi che possiamo dire, piuttosto che la religione sia abolita, che ci si può aspettare (come disse Engels riguardo a qualcos’altro) che essa “appassisca”. Letture Lofmark, C., Does God Exist? 1990.
Revisionismo. Un termine coniato dagli oppositori di Eduard Bernstein nel Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) all’inizio del ventesimo secolo per descrivere il suo riformismo. Bernstein, un amico intimo di Engels, spese molti anni in esilio a Londra e si dice che fu influenzato dal gradualismo fabiano. Egli attaccò i principi più importanti del Marxismo e invocò l’SPD a riconoscere che essi erano in realtà solamente un partito riformista. Suggerì che dovevano essere onesti con se stessi e abbandonare il loro massimo impegno per la cattura del potere politico per il socialismo e concentrarsi invece nell’ottenere riforme nel capitalismo attraverso il parlamento. L’SPD rigettò il suggerimento di Bernstein ma la decisione non significò nulla per quanto riguardava la linea di condotta concreta del partito. Essi mantennero sulla carta il loro impegno per la rivoluzione socialista (abbandonato formalmente nel 1959) ma continuarono le loro pratiche riformiste giornaliere. (Vedi anche GRADUALISMO; INTERNAZIONALI; RIFORMISMO; SOCIETÀFABIANA.) Letture Lichtheim, G., A Short History of Socialism, 1970.
Rivoluzione. Per molti, la parola “rivoluzione” suscita immagini di insurrezione violenta. Essa non significa altro che un cambiamento completo, senza alcuna implicazione riguardo a come tale cambiamento deve accadere. Il Partito Socialista sta per una rivoluzione nelle fondamenta della società, un cambiamento completo dalla proprietà di classe a quella comune dei mezzi di produzione: questa rivoluzione sociale deve essere effettuata democraticamente con l’uso del potere politico. È possibile per una maggioranza di lavoratori socialisti ottenere il potere attraverso istituzioni democratiche, con l’uso della scheda elettorale e del parlamento, con l’intento di realizzare la rivoluzione socialista. Pertanto siamo a favore dell’azione politica rivoluzionaria e democratica. (Vedi anche DEMOCRAZIA; PARLAMENTO; RIFORMISMO.)
Russia. Il socialismo non è mai esistito in Russia o in qualsiasi altro luogo. La sinistra bolscevica, tuttavia, sostiene che la rivoluzione del novembre del 1917 fu socialista. Ma, come mostrò il Socialist Standard in quel momento e negli anni successivi, questa posizione è insostenibile: Questa enorme massa, di circa 160.000.000 di persone e distribuita su 8 milioni e mezzo di miglia quadrate, è forse pronta per il socialismo? I cacciatori del nord, i coltivatori diretti in lotta del sud, gli schiavi salariati agricoli delle Regioni Centrali, e gli schiavi salariati industriali delle città sono forse convinti della necessità e muniti della conoscenza richiesta, per l’istituzione della proprietà sociale dei mezzi di vita? Salvo che abbia avuto luogo una rivoluzione mentale del genere che il mondo non ha mai visto prima, o che sia avvenuto un cambiamento economico in un modo immensamente più rapido di quanto la storia abbia mai visto, la risposta è “No!” (Socialist Standard, agosto 1918.) Abbiamo spesso dichiarato che a causa di una vasta popolazione contadina e ignorante antisocialista, la Russia era molto lontana dal socialismo. Lenin deve ora ammettere questo dicendo:“La realtà dice che il capitalismo di Stato sarebbe un passo avanti per noi; se fossimo in grado di realizzare il capitalismo di Stato in poco tempo sarebbe una vittoria per noi” (Il Primo Dovere dei Nostri Tempi) . . . Se la nostra intenzione fosse quella di copiare la politica bolscevica in altri paesi richiederemmo il capitalismo di Stato, il quale non è un passo verso il socialismo. (Socialist Standard, luglio 1920.) [tutto quello che i bolscevichi] sono in grado di fare è promuovere la crescita del capitalismo di Stato e limitare la crescita del capitalismo privato. (Socialist Standard, luglio 1929.) Dal crollo dell’Impero Russo dopo il 1989, il monopolio capitalistico di stato ha lasciato il posto a un’”economia mista” di stile occidentale, con molti degli ex capi di partito che sono diventati i capi dei nuovi affari privatizzati. Ora che l’imbroglio del “socialismo” russo è passato alla storia, i lavoratori in Russia possono unirsi alla lotta per quello reale. (Vedi anche BOLSCEVISMO; CAPITALISMO DI STATO; LENINISMO; PARTITO COMUNISTA; SOCIALISMO.) Letture Buick, A. and Crump, J., State Capitalism, 1986
Proprietà comune. Se tutti possiedono i mezzi di produzione e di distribuzione allora, per dirla in un’altra maniera, nessuno li possiede. Il concetto di proprietà nel senso di possesso esclusivo allora diventa insignificante. La proprietà comune è un rapporto sociale e non una forma di padronanza. Questo rapporto sociale sarà un rapporto di uguaglianza tra le persone riguardo al controllo dell’uso dei mezzi di produzione. In pratica, proprietà comune significa controllo democratico dei mezzi di produzione da parte dell’intera comunità. Proprietà comune è pertanto un sinonimo di democrazia. (Vedi anche DEMOCRAZIA.)
Partito Comunista. Nel 1848 fu pubblicato dalla Lega Comunista il Manifesto del Partito Comunista di Marx. Nel Manifesto, i comunisti sono considerati caratteristici solo per il loro enfatizzare incessantemente “gli interessi comuni dell’intero proletariato”. In Russia la sezione bolscevica del Partito Laburista Socialdemocratico Russo cambiò il suo nome in Partito Comunista (Bolscevico) Russo, dopo la sua conquista del potere nel 1917. Dal 1952 è stato rinominato Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS). Il Partito Comunista della Gran Bretagna (PCGB) fu fondato nel 1920 e prese la sua linea politica (e, fino al suo scioglimento, molto del suo denaro) direttamente da Mosca. Durante gli anni 1970 molti Partiti Comunisti europei cominciarono a rivalutare la loro storia insanguinata e anti-classe lavoratrice. Uno alla volta adottarono l’”Eurocomunismo” e tentarono di prendere le distanze dal PCUS e dal loro passato stalinista. In seguito alla caduta dell’Impero del Cremlino nel 1989, tuttavia, i Partiti Comunisti persero tutta la loro credibilità e molti cambiarono il loro nome e la loro ideologia. Benché soppresso da Yeltsin nel 1991, il Partito Comunista Russo mantenne il suo nome ma è ora più un sostenitore del capitalismo di mercato che del capitalismo di stato. In Gran Bretagna il PCGB è diventato la Sinistra Democratica ed è ora un gruppo di pressione per varie riforme. (Vedi anche BOLSCEVISMO; COMUNISMO; RUSSIA.) Letture Macintyre, S., A Proletarian Science, 1986.
Rendita. La rendita terriera è una porzione di plusvalore pagato al proprietario della terra per il suo uso da parte di un’impresa capitalistica. (Vedi anche PLUSVALORE.)
Il fornitore del servizio, Excite.it, sta apportando delle modifiche importanti alla gestione dei blog. Purtroppo si stanno riscontrando dei problemi di conversione dal vecchio al nuovo con la perdita di diversi messaggi e l'errata conversione di alcuni caratteri (apostrofi, virgolette, ecc.). Spero che questi problemi saranno risolti al più presto.
Ancelle del capitalismo 1: la religione riformista
La Chiesa, ormai castrata della sua potenza millenaria e ridimensionata a centrale di produzione ideologica, scimmiotta l'ipocrita ambiguità del riformismo classico: far credere che l'iniqua distribuzione del reddito sia la sola causa dell'ingiustizia nel mondo. Benedetto XVI sa benissimo che non di "ingiustizia" si tratta ma della struttura di sfruttamento in un sistema basato sulla produzione sociale e sull'appropriazione privata. Eppure non può che insistere sulle orme degli altri papi: "La logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti". Egli sa che il lavoro salariato fece la sua comparsa proprio in seno alla Chiesa, nei primi anni del XII secolo, quando i monaci cistercensi, cui era vietato dalla loro Regola sfruttare lavoro servile, dovettero pagare i braccianti delle grange ritrovandosi inaspettatamente coinvolti in un principio di accumulazione capitalistica. Praticavano rapporti di sfruttamento concreti - all'epoca rivoluzionari - non predicavano mantra riformisti.
Ancelle del capitalismo 2: la scienza dei miracoli
Che nessuno osi mettere in dubbio la necessità del crescente fabbisogno mondiale di energia! Che a nessuno venga in mente di imputare le proprie paure a un sistema sociale disumano! E' sempre stato compito della religione far accettare le sofferenze terrene in cambio della felicità nell'altro mondo, ma adesso ci si mette anche la scienza. Alla conferenza mondiale sul futurodi quest'ultima, svoltasi a Venezia con il titolo"The Energy Challenge" (La sfida energetica),l'exministro Veronesi, scienziato di fama, ha spiegato che le sfide sono due: "Identificare fonti di energia che possano far fronte al crescente fabbisogno mondiale... intervenire a livello culturale per far capire e accettare le soluzioni energetiche che la scienza propone ad una società confusa, poco informata, impaurita e percorsa da movimenti antiscientifici".
I seguaci (ignari) del facchino napoletano
Anche qualche borghese incomincia a capire che "l'uomocapitalista non è uomo ma fesso": continuaa lavorare un numero spropositato di ore quando in pochi minuti potrebbe produrre tuttoquel che gli è necessarioper vivere. Mentre Padoa Schioppa dà dei "bamboccioni" ai giovani costretti a rimanere in famiglia perché non trovano lavoro, Massimo Fini, inun articolo su "Libero", giustifica e apprezza i "giovani fannulloni" perché si negano a "un modello di sviluppo insensato". Egli ricorda che nelle società preindustriali e precapitaliste il lavoro non è idolatrato e si lavora solo quanto basta: "Tanto è vero che è nobile chi non lavora e contadini e artigiani lavorano solo per quanto gli basta. Il resto è vita". Poco importa l'idea che Fini ha del marxismo, che del resto condivide con molti "marxisti", ma è interessante che da file a-marxiste o tout court anti-marxiste si arrivi a conclusioni marxiste. Non quelle dei professori, ma quelle del proverbiale "facchino napoletano", che marxisticamente rifiutava di portare la valigia al ricco turista perché aveva già mangiato, e rimaneva sdraiato a godersi la giornata di sole.
Campi di concentramento temporanei"
Mentre si concentra la ricchezza, cresce la miseria, con l'aumento smisurato delle masse nullatenenti che il sistema produttivo espelle e soprattutto non assume. Miliardi di uomini esercitano così una immensa pressione sociale all'interno di numerosi paesi e sulle frontiere di molti altri. Le ondate di poveracci, che oggi sfidano il mare taglieggiati dagli scafisti o rischiano il soffocamento nei container, non sono niente in confronto a ciò che riserva il futuro. Le varie borghesie, impotenti di fronte ad un fenomeno di portata storica, cercano di tamponare innalzando barriere qua e là (Ceuta e Melilla) o costruendo campi di concentramento. I Centri di Permanenza Temporanea italiani, da Gradisca a Lamezia, da Torino a Pantelleria sono ormai da mesi teatro di rivolte, disperate evasioni e atti di autolesionismo. La proposta è ovviamente di chiudere le frontiere dei paesi d'arrivo e dei paesi di partenza. Come dire chiudere i campi di concentramento piccoli e trasformare i paesi d'origine in campi di concentramento grandi.
L'ambiente non è sotto minaccia da parte della produzione industriale in quanto tale, ma da parte di questa al servizio della ricerca di profitto.
Tutte le forme di vita vegetali e animali sono parte di una rete di relazioni che in ecologia è chiamata "ecosistema". Normalmente questo sistema si autoregola al punto che, se si sviluppa uno squilibrio, questo viene rettificato spontaneamente, o con il ristabilimento dell'equilibrio precedente o con l'instaurazione di un nuovo equilibrio.
Il problema è che c'è stata la rivoluzione industriale: l'inquinamento dell'acqua e della terra causato dalla disposizione massiccia di scarti tossici o non-riciclabili e dall'uso nell'agricoltura intensiva di fertilizzanti chimici, nitrati e pesticidi; l'inquinamento degli oceani causato dall'aumento del traffico marittimo, il flusso dai fiumi inquinati, il naufragio di petroliere (70 solo nel 1996!), lo scaricamento di rifiuti tossici, chimici e radioattivi, ecc.; la pesca in eccesso; l'inquinamento dell'aria causato dall'uso massiccio di combustibili fossili, lo sviluppo dell'automobile individuale, e lo sgombero con il fuoco di foreste (malgrado queste siano i polmoni del pianeta!); gli incidenti industriali (Seveso nel 1976, Bhopal nel 1984, Chernobyl nel 1986, Tolosa nel 2001); l'emissione di gas serra (CO²) causata da veicoli e industrie che usano combustibili fossili e dalla deforestazione, che porta al riscaldamento globale e alle sue conseguenze (innalzamento del livello del mare causato dallo scioglimento dei ghiacciai polari e continentali, dalle inondazioni, dalla desertificazione, dagli uragani); la pioggia acida; l'estinzione di specie viventi; l'introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM); lo stoccaggio di scorie radioattive; l'espansione delle città (dove ora vive più della metà della popolazione mondiale).
Ieri sul giornale il Verona (scaricabile gratuitamente da Internet), nella pagina dedicata alle lettere e ai messaggi dei lettori, un certo Tarcisio ha esposto la sua ricetta per raggiungere la piena occupazione.
Io oggi gli ho risposto che la piena occupazione nel capitalismo non è proprio possibile, in quanto un serbatoio di lavoratori disoccupati è sempre necessario al mercato del lavoro per mantenere basso il livello medio dei salari e degli stipendi e di conseguenza alto il livello dei profitti dei padroni.
Gli ecologisti sono serviti. La produzione di biomasse da cui distillare etanolo come additivo per i cosiddetti biocarburanti sta intaccando la produzione alimentare. Il fenomenoè dovuto alla legge della rendita capitalistica: ogni aumento della richiesta di prodotti agricoli o minerari provoca la messa a coltura delle terre prima abbandonate o investimenti per aumentare la "resa"di quelle già coltivate. Con l'impennarsi del consumo di petrolio il prezzo di quest'ultimosale fino a rendere convenienti sia lo sfruttamento di giacimenti più profondi o situati sul fondo del mare, sia lo sfruttamento di terre prima adibite alla produzione alimentare. Negli Stati Uniti stanno raddoppiando ogni anno gli stabilimenti per la distillazione di mais, barbabietola e canna da zucchero. Nel 2006 il 20% della produzione di mais è stato utilizzato per la produzione di etanolo. Fra il 2006 e il 2007, a causa della conversione produttiva da frumento a biomasse per etanolo il prezzo della materia prima per il pane è raddoppiato. L'ONU prevede che in tre anni la richiesta mondiale di biocarburanti salirà del 170%. Essi colonizzeranno inesorabilmente le terre, prima le peggiori, poi le migliori per via della resa più alta, sottraendole al cibo.
Fuochi d'estate
Si sono spenti gli incendi in Italia, Grecia, Siberia, Amazzonia, Indonesia, ecc. Ma quell'inferno ricorrente rimane inspiegabile senza un riferimento al sistema che lo produce. Si tratta di un fuoco interclassista che lega da tempo l'intera umanità tramite la cieca rincorsa all'interesse privato. L'interesse dei pastori, dei palazzinari, dei forestali precari, dei ricattatori mafiosi, dei contrabbandieri di legname (i grandi alberi muoiono ma non bruciano), dei ricchi agrari o dei miserabili contadini assetati di terra. I media che hanno pubblicato impressionanti foto satellitari dei milioni di ettari di vegetazione in fiamme non potevano mostrare il vero incendiario.
Violenza nelle periferie
Di fronte alla microdelinquenza diffusa c'è ancora, specie a sinistra, chi parla di integrazione sociale per ripristinare l'ordine. Ma una società in disintegrazione non può integrare un bel niente. Adesso ad esempio le periferie danno filo da torcere al governo britannico: da alcuni mesi crescono gli omicidi e le violenze da parte di agguerrite gang giovanili, per la maggior parte composte da minorenni dei sobborghi. Il fenomeno, partito dagli slum più miserabili del mondo, quelli dimenticati, che a malapena fan notizia sui giornali, sta esplodendo dunqueanche nelle metropoli del capitalismo maturo (putrefatto). La "vita senza senso" stringe nella sua rete le grandi estensioni urbane dove, tra lavoro precario, disoccupazione e atomizzazione sociale, si forma una miscela esplosiva fatta di rabbia, frustrazione e disincanto verso tutto e tutti. Quando le metropoli occidentali non erano colpite dal fenomeno, si leggeva dei niños de rua omicidi di Rio e Sao Paulo come di un fenomeno esotico. Sapevamo che bande "informali" di sbirri assassinavano i bambini di strada. Qui sono allo studio sistemi meno diretti. Forse.
Ennesima conferma
La cosiddetta globalizzazione sta devastando la struttura sociale dei paesi sviluppati più di quanto non devasti quella dei paesi che i terzomondisti ritengono le sole vittime. Nel 2006 Foreign Affairs aveva formulato una previsione secondo cui entro il 2015 il 28-42% dei posti di lavoro nel settore americano dei servizi sarebbe stata soggetta a delocalizzazione all'estero. Ora, i servizi negli Stati Uniti rappresentano l'84% del Prodotto Interno Lordo. La cosiddetta classe media (in realtà la fascia media di reddito) è in via di sparizione: i lavori più richiesti sono quelli di cassiere, cameriere o addetto alle pulizie. Già oggi 16 milioni di americani vivono in estrema povertà. Secondo l'Oakland Institute, 30 milioni di americani "conoscono la fame o sono in pericolo di provarla". E il rincaro del prezzo del grano non li aiuterà. In compenso, le 300.000 persone più ricche d'America possiedono più di tutti gli altri americani messi insieme. Come all'incirca avviene nel resto del mondo, dove il 10 per cento più ricco del pianeta possiede l'85% della ricchezza.
Vaffa-Day
Oggi quella che Lenin chiamava "campagna sistematica di denuncia" contro gli effetti della dominazione borghese la fanno i borghesi stessi, gli uni contro gli altri. Dall'ONU ai format giornalistici televisivi, dal cinema engagé ai comici politicanti. La chiamata di Beppe Grillo alla piazza si appoggia a una diffusa ripulsa del politicantismo, ma si riduce alla fin fine a una raccolta di firme contro il malaffare e per una società capitalistica senza i difetti del capitalismo. I vari Grillo non sono fuori dal sistema, vi sono immersi fino al collo. Non vogliono il superamento del sistema dell'automobile, vogliono un'impossibile automobile che non consumi; non vogliono il superamento del cretinismo parlamentare, vogliono un impossibile parlamentarismo non cretino; non vogliono il superamento del mercato, vogliono un mercato "equo e solidale". Non siamo neppure più a quello che chiamammo "cretinismo extra-parlamentare" siamo al "cretinismo neo-parlamentare".
Fast Food Nation
L'ultimo film di Richard Linklater segue la falsariga dei pluripremiati Crash e Babel, eredi del precursore Short cut (America oggi) di Altman: un intreccio di storie separate che però fanno parte di un unico mosaico, in questo caso il sistema produttivo alimentare americano. Non vi sono "personaggi principali" nella pellicola in quanto il vero protagonista è la "macchina", metafora del capitalismo che riduce gli uomini alla stregua delle vacche destinate al macello e, nonostante tutto, consenzienti. Non serve a nulla togliere gli steccati per "liberare" gli animali, come nel film tentano di fare gli attivisti "ecologisti". Le vacche infatti continuano a pascolare tranquille nel recinto poiché "hanno abbastanza da mangiare, e non riescono a vedere oltre il recinto stesso".
NOTA PER IL LETTORE: questo testo fu scritto negli anni 1980. Quindi, ulteriori letture suggerite fanno riferimento a libri di quel periodo. Parti di questo testo furono originariamente pubblicate nell’ora defunta rivista irlandese, Socialist View, alla fine degli anni 1980.
Prefazione Questo dizionario è inteso come un vademecum di riferimento per il socialista. È rivolto in modo particolare al nuovo arrivato nel movimento socialista che potrebbe non avere familiarità con la terminologia socialista.
Il nostro approccio è stato quello di combinare la brevità con la chiarezza, per quanto possibile, con referenze trasversali e con un’indicazione per un’ulteriore lettura alla fine della maggior parte delle voci. Siamo stati selettivi.
Ci siamo concentrati su quelle parole e idee che sono rilevanti per la causa del socialismo. In aggiunta, ci sono molte voci biografiche di individui e organizzazioni d’interesse per il movimento socialista. L’inclusione di alcuni di questi non dovrebbe essere necessariamente intesa come un sostegno delle loro idee e pratiche. Inoltre, molte voci hanno suggerimenti per ulteriori letture ma le vedute espresse in questi libri non sono necessariamente le stesse di quelle del movimento socialista.
Sarà ovvio che ci sono degli errori, omissioni e inclusioni indegne. Non pretendiamo di avere in tasca la verità esauriente, finale e definitiva. Questo dizionario può e dovrebbe essere migliore. Pertanto siamo aperti a suggerimenti e a critiche costruttive utili per le future edizioni di questo dizionario.
Le voci dalla A alla E possono essere consultate qui (A – C)e qui (C – E). Le voci dalla F alla I possono essere consultate qui.
Kautsky, Karl (1854 – 1938). Nato a Praga, divenne un socialdemocratico durante il suo periodo di studi all’Università di Vienna. Kautsky fu il principale teorico del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) e della Seconda Internazionale. Scrisse la sezione teorica del Programma di Erfurt adottato dal SPD al suo congresso del 1891. Il Partito Socialista della Gran Bretagna tradusse e pubblicò nel 1906 e nel 1908 le prime tre parti di questo lavoro ma, dopo aver appreso la quarta, si rifiutò di pubblicarla. Il motivo fu il suo riformismo. Al Congresso di Lubecca del 1901 egli si oppose al “revisionismo” di Bernstein (ossia, il rifiuto del Marxismo in favore del gradualismo). Questa controversia, però, fu ingannevole, dal momento che gli scritti di Kautsky mostravano che non si opponeva all’attività riformista e che concepiva il “socialismo” come capitalismo di stato. Kautsky, ciò nonostante, fu un insigne popolarizzatore delle idee di Marx. Curò l’edizione delle Teorie del Plusvalore di Marx (1905-10), e diede la propria introduzione all’economia marxiana nell’autorevole Le Dottrine Economiche di Karl Marx (1925). Inoltre applicò la concezione materialistica della storia nel suo Le Origini del Cristianesimo (1908) e in altri lavori. Kautsky si oppose alla presa del potere bolscevica in Russia nel 1917, e criticò l’interpretazione di Lenin della “dittatura del proletariato” vedendola come una distorsione del Marxismo. Lenin quindi lo denunciò pubblicamente come un “rinnegato”. Ma l’analisi di kautsky nella Dittatura del Proletariato (1918) mostra una comprensione molto migliore dei punti di vista di Marx sulla democrazia e sul socialismo di qualsiasi scritto di Lenin, nonostante il riformismo di Kautsky. (Vedi anche DITTATURA; INTERNAZIONALI; REVISIONISMO.) Letture Geary, D., Karl Kautsky, 1988.
Keynes, John Maynard (1883 – 1946).Nato a Cambridge, istruitosi all’Università di Cambridge, divenne Barone di Cambridge nel 1942. Il lavoro principale di Keynes, La Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta, fu pubblicato per la prima volta nel 1936. Il suo interesse principale espresso in questo libro furono le conseguenze rivoluzionarie della pesante e sostenuta disoccupazione. Il suo timore era che il capitalismo non sarebbe sopravvissuto alla disoccupazione di massa degli anni 1930. A questo proposito scrisse: È certo che il mondo non tollererà ancora per molto la disoccupazione che, a parte brevi intervalli di eccitamento, è associata – e, a mio avviso, inevitabilmente – all’individualismo capitalistico dei nostri giorni. Egli credeva che il libero mercato, il capitalismo individualistico, dovesse essere sostituito da una forma più corporativa di capitalismo affinché il capitalismo come sistema sociale potesse sopravvivere. Perciò suggerì un più grande intervento del governo nell’economia per curare la disoccupazione, e sostenne che ciò era giustificabile come “gli unici mezzi praticabili per evitare la distruzione delle forme economiche esistenti nella loro interezza”. Keynes descrisse Il Capitale di Marx come “un libro di testo economico obsoleto, che non solo è scientificamente erroneo, ma è anche privo di interesse o di applicazione per il mondo moderno” (Un Breve Sguardo alla Russia, 1925). Ma sono le vedute di Keynes che non sono andate bene. Nonostante il fatto che Keynes fosse un liberale e un dichiarato difensore del capitalismo, il Partito Laburista e la maggior parte delle organizzazioni di sinistra sono ancora keynesiani nella loro economia. (Vedi anche DISOCCUPAZIONE; INFLAZIONE; ECONOMIA KEYNESIANA.) Letture Skidelsky, R., John Maynard Keynes: The Economist as Saviour, 1992.
Economia Keynesiana. La branca della teoria economica capitalistica associata a J.M. Keynes. In generale, l’economia keynesiana sostiene che: le depressioni e l’elevata disoccupazione sono causate dall’insufficiente domanda aggregata nell’economia. La domanda aggregata può essere più facilmente aumentata attraverso l’aumento della spesa del governo. Nel suo principale lavoro sulla teoria economica, La Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta (1936), Keynes sostenne che l’aumento della spesa del governo non doveva essere inflazionistica e che la politica a lungo termine dei governi avrebbe dovuto “permettere ai salari di aumentare lentamente mantenendo allo stesso tempo i prezzi stabili”. Pensava che il vero nemico fosse il potenziale rivoluzionario della massa disoccupata. Dopo la Seconda Guerra Mondiale i partiti laburisti, liberali e conservatori diventarono tutti keynesiani. La loro visione comune fu espressa nella politica adottata dal Partito Laburista alla sua Conferenza Annuale nel 1944: Se il cattivo commercio e la generale disoccupazione minacciano, ciò significa che il potere d’acquisto totale sta diminuendo troppo. Perciò dovremmo immediatamente aumentare la spesa . . . Dovremmo dare alla gente più denaro e non meno da spendere. Tutti i principali partiti politici si impegnarono a mantenete la “piena occupazione” e a prevenire l’inflazione. Negli anni subito dopo la guerra la disoccupazione fu insolitamente bassa, ma ciò fu principalmente dovuto alla ricostruzione successiva alla guerra e all’assenza temporanea sul mercato mondiale di alcuni dei competitori della Gran Bretagna. L’economista keynesiano Joan Robinson ammise che il boom dopo la guerra sarebbe avvenuto in ogni caso e per quelle ragioni. Tuttavia, dalla metà degli anni 1950 in avanti la disoccupazione ha avuto una tendenza ascendente, arrivando a 1,5 milioni nel 1976 sotto il governo laburista. Fu nel 1976 che il Primo Ministro laburista, James Callaghan, disse alla Conferenza Annuale del Partito Laburista: Eravamo soliti pensare che si potesse trovare la via d’uscita da una recessione e dall’aumento della disoccupazione attraverso l’incremento della spesa del governo. Io vi dico con tutta onestà che questa possibilità non esiste più. Non solo i governi laburisti e conservatori fallirono nell’assicurare la “piena occupazione”; fallirono anche nel prevenire l’inflazione. Sotto il governo laburista del 1974-79 il livello generale dei prezzi salì del 112%. Il governo conservatore eletto nel 1979 aveva formalmente abbandonato l’economia keynesiana. Ma inflazionarono ancora la valuta per far fronte alle spese del governo, e nel decennio successivo il tasso di crescita dei prezzi superò il 100%. Durante lo stesso periodo la disoccupazione aumentò fino a superare i 3 milioni. L’inflazione è causata dai governi – di sinistra o di destra – che finanziano la loro spesa aumentata stampando e mettendo in circolazione grandi quantità di carta moneta in eccesso. Facevano questo nella vana speranza di prevenire l’aumento della disoccupazione, ignorando il fatto che la disoccupazione generalmente è causata da una mancanza di proficuità. (Vedi anche DISOCCUPAZIONE; INFLAZIONE; KEYNES; MONETARISMO.) Letture Mattick, P., Marx and Keynes, 1969.
Kropotkin, Peter Alexeyevich (1842 – 1921).Nato a Mosca in una famiglia nobile, fu istruito in una scuola militare d’élite e fu un ufficiale dell’esercito. Rinunciò al suo incarico nel 1867 e divenne un anarchico nel 1872. Kropotkin fu imprigionato per la sua attività propagandistica in Russia nel 1874, ma fuggì due anni dopo e visse nell’Europa Occidentale fino al 1917. In Francia fondò e diresse Le Rivolte, fu arrestato di nuovo nel 1883, ma fu presto rilasciato, nel 1886. Poi andò in Inghilterra e aiutò a fondare il giornale anarchico Freedom a Londra. Uno scrittore prolifico, Kropotkin è un esempio di un pensatore nella tendenza anarchica, qualche volta chiamata “anarco-comunismo”, che sosteneva molte idee con le quali i socialisti potevano essere d’accordo. I suoi libri possono essere consigliati: La Conquista del Pane (1892), Campi, Fabbriche e Officine (1899) e, soprattutto, Il Mutuo Appoggio (1902). E alcuni dei suoi lavori più brevi, in articoli e volantini, contengono eccellenti argomenti socialisti. (Vedi anche ANARCHISMO.) Letture Baldwin, R.N., (ed.) Kropotkin's Revolutionary Pamphlets, 1970. Miller, M.A., Kropotkin, 1976.
Lavoro produttivo e improduttivo. Il lavoro produttivo è quell’impiego che crea plusvalore per il capitalista, mentre il lavoro improduttivo è quello che non ne crea. Per esempio, uno chef impiegato da un capitalista per lavorare nel suo hotel è produttivo, mentre se lo stesso chef fosse impiegato per lavorare nella casa del capitalista, sarebbe improduttivo. Oggigiorno, però, la maggior parte del lavoro improduttivo è effettuato nel settore statale dell’economia. La distinzione è utile per analizzare la struttura del capitalismo. Per esempio, essa stabilisce dei limiti teorici per la grandezza del settore statale dell’economia, dal momento che questo deve essere pagato con il plusvalore derivante dal lavoro produttivo. Nessun parere personale è implicito circa l’importanza o il valore di entrambi i tipi di lavoro e la classe lavoratrice effettua sia il lavoro produttivo che quello improduttivo.
Lavoro socialmente necessario. Il tempo di lavoro necessario per produrre una merce in un particolare ramo dell’industria sotto condizioni medie. Da non confondersi con il “lavoro necessario”: il tempo di lavoro necessario per riprodurre il valore della forza lavoro. (Vedi anche TEORIA DEL VALORE-LAVORO.)
Leadership. L’emancipazione della classe lavoratrice esclude necessariamente il ruolo della leadership politica. Il Movimento Socialista Mondiale ha un assoluto bisogno di sostenitori con intendimento e fiducia in se stessi. Anche se concepissimo una classe lavoratrice dominata da leader che rimuovono la classe capitalista dal potere, una tale classe immatura sarebbe incapace di assumersi le responsabilità di una società socialista democratica. (Vedi anche COSCIENZA DI CLASSE.)
Legge. Una forma di dominazione di classe. Le leggi sono una serie di comandi sanciti dallo stato con l’intento complessivo di conservare il potere e il privilegio della classe dominante. Lo stato capitalista, che include il suo ordinamento giudiziario e la sua polizia, esiste per proteggere i rapporti di proprietà capitalisti prevalenti. Ciò diventa ovvio con certi aspetti della lotta di classe, come per esempio gli scioperi e il picchettaggio. I capitalisti e i loro apologeti vogliono che i lavoratori – quelli esclusi dal possedere molto di più di somme di proprietà relativamente insignificanti – considerino lo stato come protettore dei ricchi e dei poveri allo stesso modo e con la legge che è uguale per tutti. In realtà, lo stato storicamente si sviluppò come uno strumento di dominazione di classe e il monopolio dei mezzi di vita dei capitalisti assicura che la legge non possa mai essere imparziale. Se la proprietà capitalista è minacciata, la legge deve difenderla sopra qualsiasi altra cosa, o altrimenti è minacciato l’intero sistema legale. Questo fa capire per quale motivo sorsero lo stato moderno e le sue leggi e colloca nel contesto le leggi incidentali che potrebbero non sembrare essere direttamente necessarie per la classe dominante – per esempio le leggi che hanno a che fare con la salute e sicurezza sul lavoro. Certamente, essendo il capitalismo una società essenzialmente viziosa e antiumana, le leggi possono apparire come una necessità permanente per proteggerci da alcuni dei nostri compagni lavoratori. Ma non c’è alcuna ragione per cui, sulle nuove basi di sufficienza materiale e di cooperazione sociale, il comportamento umano non possa essere molto diverso. Nel socialismo mondiale ci saranno senza dubbio varie procedure democratiche per occuparsi dei comportamenti inaccettabili, ma sicuramente non ci sarà alcuno stato con le sue leggi. (Vedi anche NATURA UMANA; STATO.) Letture Collins, H., Marxism and Law, 1986.
Lenin, V.I. (1870-1924).Nome reale: Vladimir Ilich Ulyanov. Nato a Simbirsk (chiamata Ul'janovsk dopo la rivoluzione del 1917, ma dal 1991 è stata rinominata Simbirsk), figlio di un ispettore scolastico. All’età di sedici anni suo fratello più vecchio Alexander fu impiccato per complicità in un complotto per assassinare lo Zar. Poco dopo, Lenin si dedicò all’attività rivoluzionaria, fu arrestato, e passò tre anni in prigione in Siberia. Nel 1990 Lenin si unì a Plekhanov a Ginevra e l’anno successivo adottò lo pseudonimo “Lenin”. Aiutò a fondare un giornale, Iskra (La Scintilla), che avrebbe dovuto articolare l’opinione e l’attività antizarista. Lenin espose quello che lui diceva essere la necessaria struttura organizzativa per un partito politico rivoluzionario sotto un’autocrazia in Che fare? (1902). Nel 1903 divenne il leader della corrente bolscevica dei socialdemocratici russi. Dopo la rivoluzione del marzo 1917 Lenin ritornò a Pietrogrado (come San Pietroburgo fu rinominata per le sue connotazioni tedesche, la quale diventò Leningrado, ed è ora ritornata San Pietroburgo) in un treno sigillato fornito dall’esercito tedesco. Senza dubbio contavano su Lenin e sui bolscevichi diffondendo disaffezione nell’esercito Russo. Ma dopo un colpo di stato mancato in luglio fuggì in Finlandia. Lenin poi mise su carta le sue vedute sullo stato e sulla rivoluzione socialista, basate sulla sua teoria dell’imperialismo e dando speciale enfasi alla sua interpretazione della “dittatura del proletariato”, in Stato e Rivoluzione (1917). Ritornò a Pietrogrado in ottobre e guidò i bolscevichi al potere con un colpo di stato riuscito. Come capo del nuovo governo Lenin era preoccupato per il caos prodotto da una guerra esterna con la Germania e da una guerra civile interna. La sua risposta fu di rienfatizzare il “centralismo democratico” in cui la “dittatura del proletariato” cadde sotto il sempre più totale controllo del partito d’avanguardia. Tuttavia, dal momento che in ogni paese il numero delle persone che volevano il socialismo era molto piccolo (specialmente la Russia), i bolscevichi non poterono far altro che sviluppare una qualche forma di capitalismo. Quando morì per un colpo nel gennaio del 1924, i principali ostacoli feudali allo sviluppo capitalistico per la maggior parte erano stati rimossi, assieme a tutta l’opposizione politica reale. Con i suoi concetti della “dittatura del proletariato” e del ruolo guida del partito d’avanguardia, e di una società di transizione “socialista”, Lenin distorse il Marxismo e perciò guastò seriamente lo sviluppo di un movimento socialista. Il leninismo, effettivamente, continua a porre un ostacolo reale al raggiungimento del socialismo. (Vedi anche LENINISMO.). Letture Harding, N., Lenin's Political Thought, 1982.
Leninismo.Secondo Stalin, il Leninismo è “il Marxismo nell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria . . . Il Leninismo è la teoria e la tattica della dittatura del proletariato in particolare” (Dei Principi del Leninismo, 1924). Di conseguenza, questa ideologia è spesso denominata “Marxismo-Leninismo”. Questa espressione, però, è una contraddizione in termini: il Marxismo è essenzialmente antileninista. Ma non tutto quello che scrisse Lenin è senza valore; per esempio, il suo articolo intitolato Tre fonti e tre parti integranti del marxismo (1913), contiene una concisa esposizione del Marxismo. Per quale motivo, quindi, il Leninismo è deplorevole? Perché, per i socialisti, è antidemocratico e sostiene una linea di azione politica che non può assolutamente portare al socialismo. In Che fare? (1902) Lenin disse: “La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia colle sue sole forze è in grado di elaborare soltanto una coscienza tradunionista”. Lenin sosteneva che la coscienza socialista doveva essere portata alla classe lavoratrice da rivoluzionari di professione, provenienti dalla piccola borghesia, e organizzati come un partito d’avanguardia. Ma nel 1879 Marx ed Engels distribuirono una lettera circolare in cui dichiaravano: Quando l’Internazionale fu fondata noi formulammo espressamente il grido di battaglia: L’emancipazione della classe lavoratrice deve essere conquistata dalla classe lavoratrice stessa. Noi non possiamo, perciò, cooperare con persone che apertamente affermano che i lavoratori sono troppo ignoranti per emancipare loro stessi e che devono essere liberati dall’alto da grandi borghesi filantropici e da piccoli borghesi. E questa non è una questione accademica, dal momento che la storia del Leninismo al potere mostra che il permettere a élite di governare “per conto” della classe lavoratrice è sempre un disastro. L’autoemancipazione della classe lavoratrice necessariamente preclude il ruolo della leadership politica. In Stato e Rivoluzione (1917) Lenin disse che il suo “compito è, innanzi tutto, ristabilire la vera dottrina di Marx sullo stato”. Lenin sosteneva che il socialismo è una società di transizione tra il capitalismo e il pieno comunismo, in cui “vi è ancora la necessità di uno stato . . . Perché lo stato di dissolva completamente, è necessario il comunismo completo”. Inoltre, Lenin sosteneva che secondo Marx il lavoro e i salari dovevano essere guidati dal “principio socialista” (benché in realtà provenga da San Paolo): “Chi non lavorerà non mangerà”. (Talvolta ciò è riformulato nel seguente modo: “a ognuno secondo il proprio lavoro”.) Marx ed Engels non usarono nessun “principio” di quel genere; non fecero alcuna distinzione tra socialismo e comunismo. Lenin in realtà non ripristinò il punto di vista di Marx ma sostanzialmente lo distorse per adattarlo alla situazione in cui i bolscevichi si trovavano. Quando Stalin annunciò la dottrina del “Socialismo in Un Paese” (cioè il Capitalismo di Stato in Russia) si basò su un’idea implicita negli scritti di Lenin. In Stato e Rivoluzione, Lenin diede particolare enfasi al concetto della “dittatura del proletariato”. Questa frase fu talvolta usata da Marx ed Engels e significava la conquista del potere da parte della classe lavoratrice, conquista che essi (diversamente da Lenin) non confondevano con la società socialista. Engels citò la Comune di Parigi del 1871 come un esempio di dittatura del proletariato, tuttavia Marx nei suoi scritti concernenti questa materia non menzionò questa come un esempio, dal momento che per lui significava la conquista del potere statale, e la Comune non lo fu. Ciò nonostante, la Comune fece colpo su Marx ed Engels per le sue caratteristiche ultrademocratiche, non-gerarchiche, l’uso di delegati revocabili, ecc. Lenin, d’altro canto, tendeva a identificare la democrazia con uno stato governato da un partito d’avanguardia. Quando i bolscevichi riuscirono ad arrivare al potere centralizzarono sempre di più il potere politico nelle mani del Partito Comunista. Per Lenin la dittatura del proletariato era “la vera essenza dell’insegnamento di Marx” (La Rivoluzione Proletaria e il Rinnegato Kautsky). Occorre notare, tuttavia, che l’articolo di Lenin intitolato Tre Fonti – con riferimento a quanto detto sopra – non contiene nessuna traccia della frase o della particolare concezione di Lenin riguardante la dittatura del proletariato. E per i leninisti moderni questo concetto, nell’interpretazione di Lenin, è centrale nella loro politica. Perciò, per il suo elitarismo antidemocratico e per il suo sostegno di una irrilevante società di transizione nominata erroneamente “socialismo”, nella teoria e nella pratica, il Leninismo merita dovunque l’ostilità dei lavoratori. (Vedi anche AVANGUARDIA; BOLSCEVISMO; PARTITO COMUNISTA; IMPERIALISMO, LENIN; RUSSIA; SOCIETÀ DI TRANSIZIONE.) Letture Harding, N., Lenin's Political Thought, 1982.
LETS (Local Exchange Trading Schemes).I piani LETS sono essenzialmente club di baratto locali. Un gruppo di persone con capacità varie si mettono insieme e si accordano a scambiare i servizi che esse possono fornire con qualsiasi membro senza usare il denaro convenzionale. Ogni membro ha un conto e quando i servizi di un membro vengono usati il suo conto viene accreditato con il valore di scambio di quel servizio mentre quello dell’utilizzatore viene addebitato dello stesso importo. Chiaramente per tutto questo è necessaria un’unità di conto. Da un punto di vista economico, i membri dei club LETS agiscono come lavoratori autonomi; un piano LETS è un club in cui individui che lavorano in proprio barattano i loro servizi. Non potrebbe mai essere applicato ad attività produttive che richiedono stabilimenti e attrezzature costose e vasta mano d’opera – per esempio, per l’appunto, la fabbricazione delle cose che i membri dei LETS e i lavoratori autonomi riparano e mantengono funzionanti. Ci sono anche dei limiti circa le dimensioni che un LETS può raggiungere se non si vuole che gli aumentati costi di funzionamento superino i vantaggi di essere membri nel piano. I piani LETS non aiutano a ricreare uno “spirito comunitario locale”? Può darsi, ma non di più di qualsiasi altro club locale. I piani LETS superano gli svantaggi di un’economia monetaria? Le unità di conto dei LETS non sono denaro; esse non circolano. Esistono solo sulla carta o sul computer come una registrazione di transazioni. Tuttavia, i piani LETS sono in realtà più scomodi del denaro. Dopo tutto, con il vero denaro che circola non deve essere tenuto un conto individuale delle transazioni di scambio di una persona. In un’economia di scambio (come indicato dal nome completo Local Exchange Trading System) il denaro convenzionale è il miglior mezzo di scambio. Non solo permette effettivamente che abbiano luogo molti più scambi che con il baratto o con una forma modificata di baratto come i piani LETS, ma il pagamento e la ricezione di interesse facilitano anche più scambi. Questa non è una difesa dell’economia monetaria ma piuttosto un riconoscimento delle impraticabilità di mantenere un’economia di scambio senza il denaro; di voler mantenere il capitalismo senza le parti sgradevoli. (Vedi anche COOPERATIVE.)
Libertà. Secondo la filosofia politica liberale, la libertà è l’assenza di costrizione fisica diretta; la libertà vista essenzialmente in modo negativo, è sempre libertà da qualcosa. Questo punto di vista ignora la povertà, la disoccupazione e il lavoro salariato/stipendiato come esempi di costrizione e di mancanza di libertà. Sotto il capitalismo, tuttavia, la classe lavoratrice non è libera. Sebbene i lavoratori individuali possano avere della “libertà d’azione” (per cambiare lavoro, per esempio), come membri della classe lavoratrice si è costretti a vendere la propria forza lavoro, o a intraprendere uno dei ruoli coinvolti nella riproduzione della forza lavoro, come per esempio quello dello scolaro, della casalinga o del pensionato. Siccome la classe capitalista possiede i mezzi di vita, i lavoratori non possono scappare dalla loro posizione di classe nella società: sono schiavi salariati/stipendiati. Per i socialisti, la libertà è autodeterminazione. Sulle nuove basi della proprietà comune, del controllo democratico e della produzione solo per i bisogni autodeterminati, il socialismo sarà una società in cui il libero sviluppo di ognuno sarà la condizione del libero sviluppo di tutti. Letture Ryan, A., The Idea of Freedom, 1979. Wood, A., Karl Marx, 1981.
Lotta di classe.“La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi” (Il Manifesto del Partito Comunista). Marx ed Engels più tardi precisarono che ciò si riferiva alla storia scritta per tenere conto delle primissime società comuniste primitive nelle quali le divisioni di classe non erano ancora emerse. Nella società antica le lotte erano tra i proprietari degli schiavi e quest’ultimi; nella società feudale tra i nobili e i servi della gleba; e nel capitalismo, tra i capitalisti e i lavoratori. Queste lotte riguardano la distribuzione del prodotto sociale, l’organizzazione del lavoro, le condizioni di lavoro e i risultati della produzione. La lotta di classe, però, è più di una lotta per il livello di sfruttamento. Ultimamente è una lotta per il possesso e il controllo dei mezzi di produzione e di distribuzione. Per tutta la storia, le classi escluse dal possesso e dal controllo dei mezzi di produzione e di distribuzione sono state spinte dalla loro situazione economica a provare a ottenere tale possesso attraverso il raggiungimento del potere politico. (Vedi anche CLASSE; STORIA.)
Luxemburg, Rosa (1871-1919). Nata nella Polonia russa, si trasferì in Germania dove si fece un nome come oppositrice del revisionismo di Bernstein nel Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). Il suo opuscolo Riforma Sociale o Rivoluzione? (1899) fu un attacco alla visione secondo cui il capitalismo poteva essere gradualmente trasformato nel socialismo attraverso un processo di riforma sociale. Un’agitatrice coraggiosa, fu arrestata molte volte. Il Socialist Standard per il gennaio del 1907 riportò un resoconto degli sforzi di Luxemburg a Weimer e commentò: Ben fatto “Rosa Rossa”; hai espresso grandiosamente i sentimenti dei lavoratori coscienti del mondo e possa tu vivere per vedere la Rivoluzione Sociale compiuta. Ma Luxemburg non era contraria a tutte le riforme; fu d’accordo con la tattica riformista del SPD: che la classe lavoratrice dovrebbe essere incoraggiata a lottare per sé allo scopo di prepararsi per la finale cattura del potere politico. Intorno al 1910, però, divenne ovvio per lei che il riformismo non era limitato a Bernstein, ma includeva Kautsky, Bebel e altri leader del SPD. Non biasimò ancora il sostenere le riforme di per sé e infatti la sua risposta al pericolo del riformismo fu di coinvolgere i lavoratori stessi in uno “sciopero di massa”. Questa era una tattica che aveva acquisito dalla rivoluzione russa del 1905 alla quale partecipò. Nel suo principale lavoro teorico, L’Accumulazione del Capitale (1913), Luxemburg sostenne che il capitalismo sarebbe dovuto crollare a causa della sua incapacità di vendere un surplus di prodotto continuamente crescente oltre a quello che i lavoratori potevano ricomprare. Credeva che con l’avvicinarsi del capitalismo a questo punto, l’instabilità economica crescente avrebbe causato l’istituzione del socialismo da parte della classe lavoratrice prima che il punto di crollo fosse effettivamente raggiunto. Tuttavia, fece l’errore di partire dal presupposto che il livello della domanda è determinato esclusivamente dal consumo mentre in realtà è determinato dal consumo più l’investimento (spesa di capitale per nuovi mezzi di produzione in contrapposizione ai beni di consumo per loro stessi). Luxemburg guidò l’opposizione alla Prima Guerra Mondiale in Germania, e alla fine aiutò a formare un nuovo partito, la Lega Spartachista. Dovette passare la maggior parte del periodo della guerra in prigione e fu là che scrisse la classica dichiarazione socialista contro la guerra, il Junius Pamphlet (1915). Aveva già criticato Lenin per la sua concezione di un partito d’avanguardia centralizzato nelle Questioni di Organizzazione della Socialdemocrazia Russa (1904). Aveva anche criticato Lenin per la sua insistenza sul diritto delle nazioni all’autodeterminazione – perfino descrivendo la richiesta di Marx per l’indipendenza polacca come “obsoleta ed errata”. E tuttora le differenze tra Luxemburg e Lenin sono spesso esagerate. Nella Rivoluzione Russa (1918), criticò nuovamente i bolscevichi per il loro atteggiamento nei confronti della democrazia; ma in altre considerazioni le sue simpatie sono lampanti: “il futuro dovunque appartiene al Bolscevismo”, concluse. Rosa Luxemburg fu liberata dalla prigione alla fine del 1918 e partecipò a un’insurrezione armata a Berlino. Nel gennaio del 1919 dei soldati responsabili verso il governo del SPD uccisero lei e Karl Leibknecht. Letture Geras, N., The Legacy of Rosa Luxemburg, 1976.
Mao Zedong (o Mao Tse-tung). Nato nella regione Hunan della Cina centro-meridionale; il padre di Mao fu un povero contadino che diventò ricco commerciando con il grano. Mao aiutò a formare il Partito Comunista Cinese (PCC) nel 1921. Guidò la Lunga Marcia (1934-35) a Yanan dove, dopo il crollo dell’esercito giapponese, sconfisse i nazionalisti e proclamò la Repubblica Popolare Cinese nel 1949. Come “Grande Timoniere Mao” avviò il Grande Balzo in Avanti (1958-59) e la Rivoluzione Culturale (che raggiunse il suo culmine dal 1966-68, ma durò diversi altri anni), entrambi disastrosi. Dalla morte di Mao avvenuta nel 1976 vi è stata una lotta per il potere all’interno del PCC, che iniziò con il soffocamento della “Banda dei Quattro” (che includeva la vedova di Mao). (Vedi anche CINA; MAOISMO.) Letture Hollingworth, C., Mao, 1987.
Maoismo. Questo termine non fu mai usato in Cina o altrove dai suoi sostenitori; piuttosto ciò che è chiamato “il pensiero di Mao Zedong” è una sintesi del Leninismo, dell’arretratezza economica della Cina e della filosofia cinese. Mao era fondamentalmente un contadino rivoluzionario. Al tempo della rivoluzione cinese (1949) la grande maggioranza della popolazione era contadina. Mao credeva che i contadini fossero scontenti abbastanza da essere la forza della rivoluzione capitalista della Cina. Nel suo Rapporto sull'Inchiesta condotta nello Hunan a proposito del Movimento Contadino (1927), Mao ammise che l’imminente rivoluzione non sarebbe stata socialista: “Il reale obiettivo della rivoluzione è il rovesciamento di queste forze feudali”. La sua argomentazione, che derivava da Lenin, era che lo sviluppo capitalistico poteva essere inserito velocemente in una società socialista. Mao amministrò l’industrializzazione capitalistica sulla base di una popolazione prevalentemente contadina, combattendo le risultanti contraddizioni (lotta di classe) con una burocrazia statale sotto lo stretto controllo del CCP e cercando di giustificare ciò utilizzando vari elementi delle filosofie orientali. In Sulla Contraddizione (1937) Mao sostenne che in una società “socialista” le lotte di classe sarebbero continuate e che il volere soggettivo delle masse poteva superare gli ostacoli oggettivi allo sviluppo economico. Per il ruolo chiave assegnato ai contadini il Maoismo è ampiamente usato come ideologia di rivoluzione contadina nei paesi del Terzo Mondo. (Vedi anche CINA; MAO.) Letture
Womack, B., The Foundations of Mao Zedong's Political Thought, 1982.
Marx, Karl Heinrich (1818-1883).Nato a Treviri, sud-ovest Germania, Marx fu il figlio di un avvocato e ricevette un’educazione cristiana protestante. Fu uno studente alle università di Bonn e di Berlino prima di prendere il suo Dottorato a Jena in filosofia della scienza nell’antica filosofia greca. A Berlino venne influenzato dalla filosofia di Hegel; Marx fu brevemente ma attivamente coinvolto nel movimento dei Giovani Hegeliani che produsse una critica liberale radicale della religione e della autocrazia prussiana. Marx poi intraprese il giornalismo, e a un certo punto a cavallo tra il 1843 e il 1844 divenne un comunista mentre viveva a Parigi. Marx espose le sue nuove idee, per autochiarificazione, nei Manoscritti Economici – Filosofici (1844). Appena prima di essere espulso da Parigi perché considerato un sovversivo Marx aveva incontrato Engels per la prima volta. A Bruxelles, Marx ed Engels cercarono di “saldare il conto” con la loro “precedente coscienza filosofica”, la filosofia hegeliana, e così facendo stabilirono i principi basilari della loro teoria materialista della storia ne L’Ideologia Tedesca (1845). Dopo essere rimasto colpito dalle idee dell’anarchico Proudhon, Marx lanciò un attacco con La Povertà della Filosofia (1846), il suo primo lavoro pubblicato. Come membro della Lega Comunista, Marx con l’aiuto di Engels scrisse il Manifesto del Partito Comunista (1848). Dopo essere stato coinvolto giornalisticamente nelle rivoluzioni del 1848, Marx e la sua famiglia si trasferirono a Londra. Là scrisse due analisi delle rivoluzioni del 1848: Le Lotte di Classe in Francia (1850) e Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte (1851).
Durante gli anni 1850 Marx intensificò i suoi studi di economica politica, grazie alla Biblioteca del Museo britannico. La sua principale fonte di reddito durante questo periodo fu Engels; ma sebbene si trovasse spesso in estrema povertà Marx non fu l’ozioso parassita come talvolta veniva dipinto. Marx fu in realtà un giornalista per vent’anni e fu due volte un direttore di giornale (Rheinische Zeitung, 1842-3, Neue Rheinische Zeitung, 1848-9). La seguente è una lista incompleta di circa 700 articoli (molti dei quali piuttosto lunghi) fino al 1862 quando abbandonò il giornalismo: 1842-4:Rheinische Zeitung Anekdota Deutsch-Franzosische Jahrbucher – circa 30 articoli Vorwarts! 1848-9:Neue Rheinische Zeitung – circa 100 articoli 1850:Neue Rheinische Zeitung-Revue – circa 5 articoli più 10 con Engels 1852-62:New York Daily Tribune – circa 330 articoli 1852-5:Neue Oder Zeitung – circa 100 articoli 1856:The Peoples' Paper – 6 articoli 1857-60:New American Cyclopedia – 9 articoli più 7 con Engels 1859:Das Volk – 10 articoli 1861-2:Die Presse – circa 175 articoli Ciò si aggiunge a tutti i libri, i volantini, i monologhi e la corrispondenza! Le Opere Complete di Marx ed Engels, che iniziarono ad essere pubblicate nel 1975 e che alla fine comprenderanno 122 volumi, non conterranno tutti gli scritti di Marx. Il primo risultato dello studio di Marx in Gran Bretagna di economia politica arrivò in un manoscritto pubblicato per la prima volta nel 1941 con il titolo Grundrisse (Abbozzi). Nel 1859 fu pubblicato Per la Critica dell’Economia Politica. Questa contiene una Prefazione in cui Marx fece un riassunto del “risultato generale” che era usato come “linea guida” per i suoi studi empirici; e questa prefazione contiene anche l’unica descrizione autobiografica dello sviluppo intellettuale di Marx di cui disponiamo. Nel 1865 Marx consegnò una relazione al Consiglio Generale della Prima Internazionale, successivamente pubblicata sotto forma di volantino con il titolo Salario, Prezzo, Profitto, opponendosi alla visione secondo cui salari più alti non possono migliorare l’insieme della classe lavoratrice. Nel 1867 fu pubblicato il libro primo de Il Capitale (sottotitolato: Una Critica dell’Economia Politica); i libri secondo e terzo furono curati per la pubblicazione dopo la sua morte da Engels. Oltre ad essere interessato alla teoria, Marx fu un attivista politico. Fu profondamente coinvolto nella Prima Internazionale, prestando servizio nel suo Consiglio Generale dal 1864 al 1872. Dopo la sanguinaria repressione della Comune di Parigi, Marx cominciò a godere di cattiva fama a causa della sua difesa della Comune ne La Guerra Civile in Francia (1871). Corrispondeva con socialisti di tutto il mondo ma, negli ultimi anni della sua vita, la sua salute era peggiorata al punto che il lavoro politico era impossibile. È da Marx ed Engels che noi riceviamo quella corrente di pensiero conosciuta come “Marxismo”. Questo comprende la teoria del valore-lavoro, la teoria materialista della storia e la teoria politica della lotta di classe. Questi sono strumenti di analisi, che sono stati ulteriormente sviluppati e modificati da socialisti, per spiegare come la classe lavoratrice è sfruttata sotto il capitalismo e in che modo il socialismo mondiale sarà l’emancipazione della nostra classe. La validità delle teorie di Marx è indipendente dall’uomo Marx. Tuttavia, critiche nei confronti di Marx sono state prodotte a causa delle interpretazioni errate e delle distorsioni del Marxismo che sono avvenute nel ventesimo secolo. (Vedi anche ENGELS; MARXISMO.) Letture McLellan, D., Karl Marx: His Life and Thought, 1974.
Marxismo. La teoria socialista formulata da Marx ed Engels e ulteriormente sviluppata dai socialisti. Marx considerava se stesso come uno che stava dando espressione, in teoria, a un movimento che già stava procedendo; esso era il prodotto diretto del riconoscimento della lotta di classe e dell’anarchia della produzione nella società capitalistica. La teoria socialista nacque in opposizione dal capitalismo, ma espresse se stessa in termini di idee già esistenti. Lo stretto collaboratore di Marx, Engels, identificò tre tendenze intellettuali che essi erano in grado di riconoscere: Il socialismo utopico (Fourier, Saint-Simon, Owen) La filosofia tedesca (Hegel, i Giovani Hegeliani) L’economia politica classica (Adam Smith, David Ricardo)
La teoria socialista fu una mescolanza critica di queste tre tendenze alla luce della reale lotta di classe. I socialisti utopisti fornirono una critica costruttiva del capitalismo (la sua proprietà privata, la sua competitività, ecc.) e alcune idee interessanti circa le possibilità del socialismo (dissolvere la distinzione tra città e campagna, autosviluppo individuale, ecc.). Ma, in assenza di un’adeguata comprensione della natura di classe della società e del cambiamento sociale, essi non erano in grado di vedere il socialismo come qualcosa che non fosse una società ideale, una società che avrebbe potuto essere istituita in qualsiasi momento. Ciò che era necessario era una politica che ammettesse la lotta di classe. Un’adeguata teoria della società e del cambiamento sociale è ciò che Marx contribuì a dare alla teoria socialista, fornendole una base scientifica. La filosofia hegeliana provò a spiegare la storia, la legge, le istituzioni politiche e così via, in termini dello sviluppo delle idee. Marx invertì questo metodo e sostenne che la spiegazione si trova non nello sviluppo delle idee, ma nello sviluppo delle classi sociali e delle loro condizioni di vita materiali. Il metodo di Marx per studiare il processo generale del cambiamento storico è chiamato la concezione materialistica della storia.
Entro il 1844 Marx era diventato un socialista ed era arrivato alla conclusione che l’anatomia della “società civile” (cioè il capitalismo) doveva essere cercata nell’economia politica, nell’economia. Marx studiò i classici dell’economia politica britannica, Adam Smith e in particolare David Ricardo. Secondo la teoria del valore-lavoro di Ricardo il valore di una merce era determinato dalla quantità di lavoro usata per produrla. I profitti, secondo alcuni seguaci di Ricardo, rappresentavano il lavoro non pagato dei lavoratori; e quindi si diceva che i lavoratori non erano pagati per il loro pieno valore ed erano frodati dai loro datori di lavoro. La visione di Marx della teoria del valore-lavoro spiegò lo sfruttamento, non dei capitalisti che frodano i lavoratori, ma come il risultato naturale del funzionamento del mercato capitalistico. Marx notò che ciò che i lavoratori vendevano ai capitalisti non era il loro lavoro, bensì la loro forza lavoro; i lavoratori vendono le loro capacità, ma devono cedere l’intero prodotto al datore di lavoro. I profitti rappresentano effettivamente il lavoro non pagato. E i lavoratori sono sfruttati anche se sono generalmente pagati per il pieno valore di quello che hanno da vendere. Marx produsse una teoria che spiegava come funzionava l’economia capitalistica, una teoria che è ampiamente accettabile ancora oggi.
Il Partito Socialista della Gran Bretagna ha sviluppato ulteriormente le teorie di Marx, e ha detto chiaramente dove non è d’accordo con Marx. Non appoggiamo le idee di Marx riguardanti le lotte per la liberazione nazionale, i programmi di riforma minimi, i buoni lavoro e la fase inferiore del comunismo. Su alcuni di questi punti il Partito Socialista non rifiuta ciò che Marx sosteneva ai suoi tempi, ma rigetta la loro applicabilità per i socialisti oggi. Ci sono, certamente, altre questioni su cui il Partito Socialista potrebbe apparire essere in disaccordo con Marx, ma in realtà si tratta solo di discussioni sulle distorsioni del pensiero di Marx. Per esempio, la “dittatura del proletariato” è di solito intesa nella sua interpretazione leninista. Il fatto che Marx sia stato leninizzato è senza dubbio una tragedia di proporzioni storiche mondiali; ciò che è fondamentalmente un metodo di analisi sociale con lo scopo di favorire azioni politiche informate da parte della classe lavoratrice, ha visto il suo nome utilizzato per identificare un’ideologia statalista di repressione della classe lavoratrice. Invece di essere conosciuto come uno strumento per l’autoemancipazione della classe lavoratrice, abbiamo avuto l’obbrobrio degli “stati marxisti”. Non scoraggiato da questi sviluppi, il Partito Socialista della Gran Bretagna ha dato i suoi contributi alla teoria socialista combattendo allo stesso tempo le distorsioni delle idee di Marx. Alla luce di quanto detto sopra, le tre principali teorie marxiste possono essere così riesposte: La teoria politica della lotta di classe La teoria materialista della storia La teoria del valore-lavoro
Il marxismo non è soltanto un metodo per criticare il capitalismo; indica anche l’alternativa. Il marxismo spiega alla classe lavoratrice l’importanza della proprietà comune, del controllo democratico e della produzione solamente per l’uso e i mezzi per realizzarla. E mentre è desiderabile che gli attivisti socialisti familiarizzino con i fondamenti del Marxismo, è assolutamente essenziale che una maggioranza di lavoratori abbia una conoscenza pratica di come opera il capitalismo e di ciò che significherà il passaggio al socialismo. (Vedi anche ENGELS; LOTTA DI CLASSE; MARX; PARTITO SOCIALISTA; STORIA; TEORIA DEL VALORE-LAVORO.) Letture Graham, K., Karl Marx, Our Contemporary: Social Theory for a Post-Leninist World, 1992
Materialismo. In filosofia è la visione secondo cui tutto ciò che esiste è materia, o almeno dipende da essa. Nella teoria della storia di Marx, tuttavia, solitamente ci si riferisce al materialismo in un senso alquanto differente. Marx chiamava la sua teoria la concezione materialista della storia, e non usò mai i termini “materialismo storico” (termine di Engels) o “materialismo dialettico” (termine di Plekhanov). Ne L’Ideologia Tedesca (1845), Marx aveva stabilito i principi materialisti che dovevano essere usati come linea guida per la sua ricerca: le persone viventi, le loro attività e le loro condizioni fisiche di vita. È in questo senso pratico della parola (non nel suo senso di tendenza all’accumulazione) che i socialisti sono materialisti nel loro modo di vedere. (Vedi anche IDEALISMO; STORIA.) Letture Carver, T., Marx's Social Theory, 1982.
Merce. Una merce è un articolo di ricchezza che è stato prodotto per la vendita. Delle merci sono state prodotte anche in società precapitalistiche ma tale produzione era marginale. È solo nel capitalismo che essa divenne il modo di produzione dominante, dove i beni e i servizi sono prodotti per la vendita con lo scopo di fare un profitto. Sotto il capitalismo l’obiettivo della produzione di merci è la realizzazione di profitto nel momento in cui le merci sono state vendute; questi profitti sono per la maggior parte rinvestiti e accumulati come capitale. Le merci possono essere riprodotte, e ciò include quella particolare merce capitalistica che è la forza lavoro umana. (Vedi anche FORZA LAVORO; TEORIA DEL VALORE-LAVORO.) Letture Fine, B., Marx's 'Capital', 1989.
Mezzi di produzione. Terra, fabbriche, ferrovie, uffici, comunicazioni, ecc. Un modo (o sistema) di produzione è costituito delle sue forze e rapporti di produzione. Le forze produttive nel capitalismo includono i mezzi di produzione e la forza lavoro. (Vedi anche FORZE PRODUTTIVE; RAPPORTI DI PRODUZIONE.)
Monetarismo. Una teoria economica capitalistica che sostiene che gli aumenti nella “massa monetaria” causano inflazione. Effettivamente, l’inflazione è sempre una questione concernente la “massa monetaria”, definita precisamente come la fornitura di valuta (banconote e monete). I monetaristi, tuttavia, solitamente includono i depositi bancari nella loro definizione di “massa monetaria”. Ciò è assurdo dal momento che attribuisce alle banche la capacità di creare nuovo potere d’acquisto, mentre tutto quello che possono fare è ridistribuire il potere d’acquisto esistente dai loro depositanti ai loro clienti che ricevono dei prestiti. Soltanto lo stato centrale [o un’istituzione sopranazionale come l’UE] può creare nuovo potere d’acquisto, nella forma di ulteriore valuta. L’emersione del monetarismo negli anni 1970 può essere largamente attribuita a Milton Friedman, il quale ha erroneamente etichettato Karl Marx come un monetarista: “Lasciatemi che vi dica che tra i miei compagni monetaristi vi era Karl Marx” (Observer, 26/09/1982). Marx spiegò l’inflazione sulla base della sua teoria del valore-lavoro. Con la convertibilità (in oro) il livello dei prezzi è determinato dall’importo totale di oro in circolazione. Benché i prezzi salgono e scendono a seconda delle condizioni del mercato, non vi è inflazione (un aumento sostenuto nel livello generale dei prezzi). Ma con l’inconvertibilità il livello di valuta necessario è determinato dall’importo totale delle merci in circolazione. Se vi è un’emissione di valuta in eccesso rispetto a questo importo, i prezzi salgono. Certamente, il capitalismo senza inflazione, come quello del diciannovesimo secolo, non risolve i problemi della classe lavoratrice più di un capitalismo con inflazione, come quello a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. (Vedi anche INFLAZIONE; ECONOMIA KEYNESIANA.)
Moralità. Una discussione dei principi che dovrebbero governare il comportamento umano. I socialisti sono indignati riguardo agli effetti del capitalismo sulle persone e sull’ambiente. Questo, tuttavia, non influisce sulla validità del Marxismo come teoria scientifica. Il Marxismo rivela, come nessun’altra teoria può fare, come il capitalismo venne all’esistenza, quali sono le sue dinamiche, perché deve sfruttare e con cosa deve essere sostituito. I socialisti sono perciò ostili nei confronti della moralità quando, quasi in un vuoto economico e sociale senza tempo, le persone sposano diritti, obbligazioni, giustizia, ecc. Questi concetti (fondamentalmente liberali) travisano i rapporti sociali di sfruttamento del capitalismo e sono inappropriati alla lotta per il socialismo. (Vedi anche IDEOLOGIA; MARXISMO; SCIENZA.) Letture Lukes, S., Marxism and Morality, 1985.
Morris, William (1834-1896). Figlio di genitori capitalisti, divenne un pioniere del socialismo marxiano. Nel periodo in cui era uno studente a Oxford negli anni 1850 era coinvolto in un gruppo di artisti romantici conosciuti come i preraffaelliti, in quanto pensavano che la pittura fosse degenerata dopo il Medioevo con Raffaello, il primo pittore riformatore. Morris si cimentò nella pittura ma divenne più famoso come poeta, benché fosse interessato a un’ampia varietà di arti e mestieri. Morris cominciò la sua vita politica nella corrente radicale del Partito Liberale. Nelle elezioni nazionali del 1880 operò per il ritorno di Gladstone, ma presto si disilluse con il nuovo governo liberale. Nel 1883 si unì alla Federazione Democratica, un’associazione di club radicali della classe lavoratrice fondata nel 1881. Subito dopo l’arrivo di Morris, cambiò il suo nome in Federazione Socialdemocratica, proclamando il Socialismo come suo scopo e il Marxismo come sua teoria, benché in realtà non si liberò mai delle sue origini liberal-radicali in quanto continuava a difendere le stesse riforme del capitalismo. Morris cominciò a studiare il Marxismo e senza dubbio comprese le idee di Marx abbastanza bene da essere considerato un marxista. Ma non era finita lì. John Ruskin aveva definito l’“arte” come l’espressione del piacere dell’uomo nel suo lavoro. Morris sinceramente appoggiò questa definizione di arte, con la sua conseguenza che le persone produrrebbero cose belle – cose di uso quotidiano, non mere decorazioni – se provassero gioia dal loro lavoro. Fu il riconoscimento del fatto che il capitalismo negava alla maggior parte delle persone il piacere nel loro lavoro che lo portò a diventare un socialista. Hyndman, l’uomo che contribuì positivamente a fondare la Federazione Democratica, fu un autoritario e provò a gestire la SDF come una sua organizzazione personale. Ciò portò al malcontento e alla fine, nel tardo 1884, alla separazione nella quale Morris divenne la figura chiave nella distaccatasi Lega Socialista. Diversamente dalla SDF riformista, la Lega Socialista riteneva che il suo compito fosse semplicemente quello di formare socialisti. Come Morris scrisse: La nostra attività, ripeto, concerne la formazione di socialisti, vale a dire, convincere le persone che il socialismo è una buona cosa per loro ed è possibile. Quando avremo abbastanza persone che la pensano in quel modo, esse scopriranno quale azione è necessaria per mettere in pratica i loro principi. Finché non avremo questa massa di opinione, sarà impossibile qualsiasi azione per il cambiamento generale a beneficio dell’intera popolazione. (Where Are We Now?, 1890) Morris si trovò ad essere il teorico più importante della Lega Socialista. Egli non negò mai che la classe lavoratrice avrebbe potuto catturare il potere politico, incluso il parlamento; ma il suo rifiuto a sostenere l’uso del parlamento per ottenere riforme causò malessere in un gruppo, che includeva la figlia di Marx Eleanor, che alla fine si staccò dalla Lega Socialista. Questo lasciò Morris alla mercé dei veri antiparlamentari e degli anarchici, che alla fine arrivarono a dominare la Lega con il loro appoggio alla violenza e al lancio delle bombe. Nel 1890 Morris e la sezione di Hammersmith si staccarono, portando avanti attività socialista indipendente come Società Socialista di Hammersmith. William Morris fu un insigne attivista socialista: girò frequentemente il paese facendo conferenze e scrisse una prodigiosa quantità di letteratura, che raggiunse il culmine con il suo capolavoro riguardante un’utopia socialista, News from Nowhere (1890). Morì nel 1896, ma otto anni dopo il Partito Socialista [della Gran Bretagna] fu fondato da un gruppo che ruppe con la SDF (e per molte delle stesse ragioni della Lega). Il Partito Socialista, nel formulare la sua Dichiarazione dei Principi nel 1904, prese pesantemente spunto dal Manifesto della Lega Socialista che fu abbozzato da Morris. (Vedi anche IMPOSSIBILISMO; PARTITO SOCIALISTA.) Letture Coleman, S. and O'Sullivan, P., William Morris and News from Nowhere: A Vision for Our Time, 1990. Thompson, E.P., William Morris: Romantic to Revolutionary, 1977.
Natura Umana. I socialisti fanno una distinzione tra la natura umana e il comportamento umano. Che le persone sono in grado di pensare e agire è un fatto di sviluppo biologico e sociale (natura umana), ma il modo in cui pensano e agiscono è il risultato di condizioni sociali (comportamento umano). La natura umana cambia, semmai, nel corso di vasti periodi di tempo; il comportamento umano cambia con il cambiare delle condizioni sociali. Il capitalismo essendo essenzialmente competitivo e predatore, produce modi di pensare e di agire viziosi e competitivi. Ma noi esseri umani siamo in grado di cambiare la nostra società e di adattare il nostro comportamento, e non vi è nessuna ragione per cui il nostro desiderio razionale per il benessere e la felicità umani non dovrebbero permetterci di realizzare e gestire una società basata sulla cooperazione. (Vedi anche ALIENAZIONE; BISOGNI.) Letture Benthall, J. (ed.), Human Nature, 1974.
Nazione. Un gruppo vario di persone con la loro propria cultura e che rivendicano un diritto su uno specifico territorio. L’entità geopolitica dello stato e il suo macchinario di governo non corrispondono necessariamente alla nazione; e ciò forma le basi ideologiche per il nazionalismo – la credenza che una nazione dovrebbe diventare uno stato. (Vedi anche NAZIONALISMO; STATO.)
Nazionalismo. Un’ideologia che enfatizza la particolarità di una nazione e solitamente ne propone l’indipendenza come stato. Movimenti nazionalisti sorsero con lo sviluppo del capitalismo e dello stato. Nel diciannovesimo secolo, Karl Marx sostenne alcuni movimenti nazionalisti per il fatto che erano storicamente progressistici in quanto servivano gli interessi di classe di una nascente borghesia nella sua lotta contro l’aristocrazia tradizionale. Nel ventesimo secolo, il nazionalismo è associato a movimenti per l’”autodeterminazione” e “la pulizia etnica”. I socialisti non supportano movimenti per la liberazione nazionale. Certamente il socialismo permetterà la più piena diversità linguistica e culturale, ma questo non può essere ottenuto attraverso il nazionalismo. Il Marxismo spiega come i lavoratori sono sfruttati e non liberi, non come facenti parte di particolari nazioni, ma come membri di una classe. Per essere in una “minoranza oppressa” non è generalmente necessario appartenere prima alla classe lavoratrice. Da questa prospettiva, l’identificarsi con la classe lavoratrice fornisce una base razionale per l’azione politica. L’obiettivo è una comunità mondiale senza stati di libero acceso. Dato che il nazionalismo non fa niente per favorire questo modo d’intendere, esso è un’ostruzione al socialismo mondiale. (Vedi anche CAPITALISMO DI STATO; NAZIONE; STATO.) Letture Harris, N., National Liberation, 1993.
Nazionalizzazione. Il sistema del lavoro salariato sotto nuova gestione. Nazionalizzazione è capitalismo di stato e non differisce dal capitalismo privato per quanto concerne lo sfruttamento dei lavoratori. Essi hanno ancora bisogno dei loro sindacati, e dell’arma dello sciopero, per proteggersi dai loro datori di lavoro. Il Partito Socialista [della Gran Bretagna] non ha mai sostenuto la nazionalizzazione. Non è socialismo, e non è nemmeno un modo per arrivarci. (Vedi anche CAPITALISMO DI STATO.) Letture Buick, A. and Crump, J., State Capitalism, 1986.
Owen, Robert (1771-1858). Nato e morto a Newtown, Galles (Regno Unito). Nel 1800 divenne socio in un mulino a New Lanark, Scozzia, e fu in grado di mostrare nella pratica che le persone lavorano meglio se le loro condizioni di vita e di lavoro sono migliorate. Questo confermò la sua teoria espressa in A new View of Society (Una Nuova Visione della Società, 1813), secondo cui l’istituzione di una società migliore era interamente una questione di cambiamento dell’ambiente. Dapprima indirizzò il suo appello ai fabbricanti e agli aristocratici; ma quando ciò fallì decise di istituire colonie comuniste, principalmente in America, che per la maggior parte fallirono. Negli ultimi anni ebbe un’influenza formativa sul movimento delle cooperative e aiutò a fondare la Grand National Consolidated Trades Union nel 1834. Il termine “socialista” è usato per la prima volta nel Owenite Co-operative Magazine del novembre del 1827. Per Owen e i suoi seguaci, “sociale” significava “cooperazione” e un socialista sosteneva la cooperazione. Essi criticarono l’impresa privata e la competizione che producevano povertà, la disoccupazione e la criminalità. Nei loro proposti “Villaggi di cooperazione”, la proprietà privata, il denaro, la Chiesa, i sistemi legali e penali dovevano tutti essere aboliti e introdotta la proprietà comune. Il modello di valore-lavoro di Owen doveva determinare la distribuzione dei beni, sebbene alcuni sarebbero stati dati secondo il bisogno. Negli anni 1830 alcuni dei suoi seguaci istituirono dei “bazar del lavoro” dove i lavoratori portavano i prodotti del loro lavoro e ricevevano in cambio una nota di lavoro che dava loro il diritto di prendere dal bazar qualsiasi articolo che avesse richiesto lo stesso tempo di produzione. Questi bazar furono dei fiaschi, ma l’idea dei buoni lavoro, o “biglietti di lavoro”, apparve in forme sostanzialmente simili in Francia con Proudhon, in Germania con Rodbertus e in Inghilterra con Hodgskin e Gray. L’idea apparve anche nella Critica del Programma di Gotha di Marx (1875). Questa proposta è stata prontamente sfruttata dagli estremisti di sinistra come prova che Marx presupponesse l’uso del denaro nella fase iniziale del comunismo. Ma in questo lavoro, come in altri, Marx dice chiaramente che il comunismo (nella sua fase iniziale e in quella matura) sarà basato sulla proprietà comune e non richiederà l’uso del denaro: All’interno della società cooperativa basata sulla proprietà comune dei mezzi di produzione, i produttori non scambieranno i loro prodotti.
Marx fu piuttosto inflessibile nell’affermare che i buoni lavori suggeriti da lui e da Owen non avrebbero funzionato come denaro: Il “biglietto di lavoro” di Owen, per esempio, non è denaro più di quanto lo sia un biglietto per il teatro. Owen presuppone direttamente lavoro associato, una forma di produzione che è del tutto in contrasto con la produzione di merci. Il certificato di lavoro è semplicemente la prova della parte svolta dall’individuo nel lavoro comune, e del suo diritto a una certa porzione del prodotto comune destinato al consumo (Il Capitale, Libro Primo). Questi produttori possono . . . ricevere dei buoni di lavoro che diano loro il diritto di ritirare dalle forniture sociali di beni di consumo una quantità corrispondente al loro tempo di lavoro. Questi buoni non sono denaro. Essi non circolano (Il Capitale, Libro Secondo).
Marx suggerì l’uso dei buoni lavoro soltanto come una possibilità; dato il basso livello di sviluppo delle forze produttive, credette che questo fosse un modo di limitare il consumo individuale. L’obiettivo era, per Marx e Owen: da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni. E questo è ora realizzabile, basta che una maggioranza lo voglia. Per Owen agli inizi del diciannovesimo secolo il problema del sottosviluppo delle forze e dei rapporti di produzione era molto più critico; ed è probabile che per questa ragione non riconobbe l’esistenza della lotta di classe. Questo è il motivo per cui Marx ed Engels chiamarono le sue idee (assieme a quelle di Fourier e di Saint-Simon) “Socialismo Utopico”. (Vedi anche COOPERATIVE; SOCIALISMO UTOPICO.) Letture Taylor, K., The Political Ideas of the Utopian Socialists, 1982. (Traduzione da Socialist Standard su MySpace)
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KARL MARX: "Lavoratori di tutto il mondo, unitevi. Non avete nulla da perderci se non le vostre catene. Avete un mondo da guadagnare."
ALBERT EINSTEIN: "La minoranza di quelli che di volta in volta sono al potere ha in mano prima di tutto la scuola e la stampa, e perlopiù anche le organizzazioni religiose. Ciò le consente di organizzare e sviare i sentimenti delle masse rendendoli strumenti della propria politica."
GIORGIO GABER
E pensare che c'era il pensiero - Mi fa male il mondo ... Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri meschini egoismi e cercare un nuovo slancio collettivo magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dai disagi quotidiani, dalle insofferenza comuni, dal nostro rifiuto! Perché un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo. ...
Il teatro canzone - Qualcuno era comunista
...
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come... più di se stesso. Era come... due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita. ...
Libertà è partecipazione.
JOHN LENNON - Imagine
Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...
Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...
You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...